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Vittime violenza, inaugurata sala in questura Caltanissetta. Presidente Vagliasindi: "Prime parole di una donna che denuncia fondamentali"
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Vittime violenza, inaugurata sala in questura Caltanissetta. Presidente Vagliasindi: "Prime parole di una donna che denuncia fondamentali"

Il procuratore generale Sava: "La violenza sulle donne fenomeno trasversale". Il questore Ricifari: "Accompagniamo le vittime in ogni fase, dalla denuncia, al processo, alla quotidianità"

Rita Cinardi
22 Novembre 2021 17:00

Un ambiente favorevole per aiutare le donne vittime di violenza e incoraggiarle a descrivere agli agenti della Polizia di Stato l'esperienza subita. Nella sede della Squadra Mobile della questura di Caltanissetta, con il sostegno della cooperativa sociale "Etnos", è stata realizzata la stanza degli aquiloni, una sala ascolto protetto per le vittime di violenza. "Le prime parole di una donna che denuncia - ha detto la presidente della Corte d'Appello Maria Grazia Vagliasindi, presente al taglio del nastro - sono le più importanti, perché sono lo sfogo di una donna che ha deciso, perché esasperata, soffocata, dalla sofferenza, dal dolore, dall'impossibilità di continuare, determinata finalmente a vincere la paura. La capacità di chi raccoglie le prime dichiarazioni e la competenza sono sicuramente la migliore garanzia per l'innalzamento della tutela dei diritti delle donne che è il prototipo della tutela dei diritti umani. Ringraziamo la questura di Caltanissetta per questo momento, che oltre al plauso, merita la più grande diffusione e che va replicato in tutte le sedi. Le donne non chiedono molto, chiedono di essere ascoltate. Perché per le donne si parla di violenza domestica? Quando invece si tratta di una violenza pura, ed è la massima espressione di crimini orrendi che vanno evitati". Il procuratore generale Lia Sava ha posto l'accento sul fenomeno del sommerso. "La violenza sulle donne è un fenomeno trasversale che riguarda tutte le classi sociali. Se tutte le donne - ha detto il procuratore generale Lia Sava - si sentono accolte nel momento in cui decidono di aprirsi e di cercare giustizia sarà tutto molto più semplice. Nel nostro territorio il fenomeno del sommerso è molto significativo, e quindi la speranza è che iniziative come queste, magari anche con l'aiuto della chiesa, possano servire a smuovere situazioni di questo tipo. A volte nelle classi sociali più alte le donne non denunciano per paura di perdere l'immagine della famiglia del mulino bianco e apparentemente felice. Così come donne di classi sociali più basse non denunciano perché non avrebbero mezzi alternativi di sostegno. Quindi dire come stanno le cose e cercare poi con personale di polizia giudiziaria specializzato, psicologi e con soggetti attenti all'ascolto a discernere il vero dal falso non può che essere uno strumento che noi magistratura requirente portiamo alla giudicante che poi procederà alla sentenza". Il questore di Caltanissetta Emanuele Ricifari ha sottolineato: "La stanza degli aquiloni è dedicata all'accoglienza e ascolto delle vittime in un ambiente che sia il più confortevole e rasserenante possibile. E' per questo che hanno questa confermazione, questo arredo, questi colori, ed è posta all'ingresso dell'ufficio per evitare che la vittima passi lungo i corridoi. Spesso la vittima di violenza e i cittadini in genere non sono avvezzi ad entrare negli uffici di polizia e c'è un certo timore. E questo a maggior ragione in quei casi di persone vittime di fatti che sono accaduti da poche ore e che sono incisivi sulla loro psiche. E' necessario far sentire loro che la comunità è vicina. Ecco perché sono spazi di accoglienza e di sicurezza. Lo Stato è presente e lo è in maniera attenta e professionale, dove attenzione e professionalità non sono parole vuote ma fatte di uomini, di donne, operatori di grande umanità e con una preparazione specifica, profonda, costruita su corsi di formazione con massimi esperti in campo nazionale e quindi sono in grado di assistere le vittime, non solo nel primo momento. Ormai la logica con cui la Polizia di Stato nell'affrontare questi casi è quella dell'affiancamento. Noi affianchiamo la vittima in ogni fase, sia in quella investigativa che in quella processuale, che spesso può essere particolarmente difficile, e quella successiva che riguarda la vita esterna. Il rapporto con strutture come Etnos e altre associazioni, o antiviolenza o di assistenza post episodi, per noi è strutturale ed è un fatto. Le donne non devono aver timore, trovano luogo, persone, assistenza, sostegno anche economico quando è necessario". 

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