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Tragedia della funivia, Caltanissetta e Verbania unite: Dacquì "La cacciata del Gip è una pagina nera"
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Tragedia della funivia, Caltanissetta e Verbania unite: Dacquì "La cacciata del Gip è una pagina nera"

L'avvocato nisseno Giuseppe Dacquì esprime solidarietà ai colleghi di Verbania che hanno proclamato lo stato di agitazione

Redazione
12 Giugno 2021 10:50

L'avvocato Giuseppe Dacquì al fianco della Camera Penale di Verbania. Gli avvocati di Verbania sono sul piede di guerra, dopo che il Gip del Tribunale di Verbania è stato rimosso a proposito della tragedia della funivia. Ecco cosa scrive Dacquì, già presidente della Camera Penale di Caltanissetta, ai suoi colleghi di Verbania. "Prendere un caffè è un rito come il processo penale. Per Giuseppe Verdi il caffè era balsamo del cuore e dello spirito. Ci sono delle regole da rispettare. Una ad esempio è quella di bere acqua prima del caffè. Ciò ha la sua ragion d'essere: serve a pulire il palato dal gusto di altri alimenti al fine di poterne apprezzarne l'aroma. Il palato và preparato perché il caffè deve lasciare la sua traccia, il suo profumo. Quando si beve acqua dopo il caffè è perché si vuole eliminare il gusto non gradito della bevanda.

Certo, ce ne rendiamo conto, se non si osserva tale galateo non accade nulla, nessuna pena, nessuna sanzione, ognuno può berlo come vuole: da solo, in compagnia, preceduto da un sorso d'acqua, amaro, con molti cucchiaini di zucchero, nella tazza di vetro, bollente, freddo, shakerato, al bar, a casa, in terrazzo ecc..Nel processo penale - spiega Dacquì -  le regole sono regole e molte di queste sono rigide e inderogabili. Non c'è spazio per la fantasia, per il libero arbitrio, per l'irrazionalità. Ci sono diritti e doveri da rispettare. C'è quella norma in bianco( ma sempre norma) che impone ai magistrati di osservare le regole del codice (art.124 c.p.p.). Al palazzo di giustizia di Verbania, come in buona parte di altre sedi giudiziarie, il caffè si beve in compagnia senza alcuna barricata tra inquirenti e giudicanti. Buona o cattiva abitudine ? Non saprei. Più che il caffè bevuto tra parti diverse, preoccupano gli appiattimenti, le condivisioni tout court .

Il caffè dell'Avvocatura - prosegue l'avvocato nisseno - è il luogo dove ognuno rivendica e difende le libertà, dove si declamano e proclamano le dichiarazioni universali dei diritti dell'uomo, dove vi è la piacevole scoperta delle radici di valori universalmente riconosciuti. Vi è un angolo del nostro caffè dedicato alla terzietà del giudice, alla sua autonomia, alla sua indipendenza. Nel caffè dell'Avvocatura c'è un altro angolo dedicato alla tolleranza intesa come rispetto delle opinioni e delle idee altrui diverse dalle nostre, ma non si tollerano i soprusi e le violazioni dei princìpi contro cui, invece, si alzano barricate e scudi. C'è, pertanto, un angolo dedicato all'indignazione quando si rimuovono giudici i cui provvedimenti non sono stati di gradimento.

La cacciata del GIP dalle indagini sul disastro segna un giorno nero per la giustizia più nero del caffè che beviamo ogni giorno. In uno Stato che rispetti il principio dell'indipendenza del giudice, chi osa violarlo andrebbe punito. Non risulta al momento alcuna presa di posizione del Ministro di Giustizia o del Vice -Presidente del CSM .Di cosa si sia macchiato il GIP di Verbania per essere ex abrupto rimosso non è dato bene comprendere. A quali desiderio, istanza, ordine è contravvenuto ? Con quale serenità si potrà celebrare il processo ? Si è di fronte a un caso di un' evidente legittima suspicione.

Ora che Le mancherà la compagnia per prendere il caffè alla macchinetta del palazzo di giustizia , Sig. Procuratore della Repubblica di Verbania, venga a prendere il caffè al bar dell'Avvocatura insieme al Presidente che ha rimosso la sua antagonista, la sua ex amica del caffè. Troverà da noi un'ampia gamma di caffè selezionati di alta qualità dal gusto di sapore di libertà. Cicchi di caffè selezionati, coltivati con cura, senza alterigia, senza pregiudizi, ripieni di garanzie costituzionali, di autonomia, di indipendenza, di valori, di silenzi, di grida contro la barbarie dell'ingiustizia. Il Caffè dell'Avvocatura - sottolinea Dacquì - è aperto a tutti, senza distinzione di razza, di sesso, di lingua, di religione, di orientamenti politici. Si richiede soltanto che ci si sia vaccinati contro le congetture, le angherie, i soprusi, l'uso disinvolto della custodia cautelare, l'irragionevole durata del processo, il fine pena mai, l'imputato a vita.

Il nostro è un caffè dotato di ampia sala di ascolto di tutte le opinioni, dove primeggia la tolleranza all'ascolto, nessuno è autorizzato a interrompere chi parla in difesa dei diritti fondamentali dell'uomo, nessuno è autorizzato a restringere i tempi del confronto, della ricerca della verità. Venite a prendere un caffè da noi, perché da noi si ha rispetto delle decisioni altrui anche quando esse appaiono o sono distorte e ingiuste. Venite a prendere un caffè da noi quello della macchinetta è annacquato, non ha un retroterra culturale, liberale e garantista. Venite a prendere un caffè da noi per imparare a masticare amaro quando i provvedimenti giurisdizionali sono frutto di valutazioni pressappochiste, giustizialiste cioè non eque. Sorseggiando il nostro caffè, avrete modo di gustare il sapore del ragionevole dubbio per apprezzare che libero convincimento non è mai libero arbitrio. L'articolo 111 della Carta fondamentale è la nostra insegna, non potrete sbagliarvi, è facile individuarla, la troverete in ogni angolo delle nostre strade, ovunque Vi troviate. Vi aspettiamo". 

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