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Salvatore Giunta (LE API): "La Sicilia non può diventare una discarica nucleare"
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Salvatore Giunta (LE API): "La Sicilia non può diventare una discarica nucleare"

Nota del consigliere nazionale dell'Unità Siciliana LE API, Salvatore Giunta, che di seguito pubblichiamo

Redazione
07 Gennaio 2021 11:22

È notizia di questi giorni l'adozione da parte del governo della Carta Nazionale delle aree idonee - CNAI , che stabilisce dove stoccare le scorie nucleari dalle centrali dismesse.

Questo a 17 anni da quando un decreto del governo Berlusconi indicò il sito unico di stoccaggio di Scanzano Jonico in Basilicata.

Allora le proteste civili della popolazione, di tutta la regione e delle istituzioni locali, supportata da molti italiani, riuscirono a fermare  il progetto.

Oggi si tenta un nuovo colpo di mano, individuando una serie di siti, specie nel meridione, per creare un sistema diffuso di stoccaggio delle scorie, interessando anche aree di pregio naturalistico e agricolo su cui, come in Basilicata, lo Stato ha anche investito ingenti somme per l'infrastrutturazione irrigua.

In Sicilia sono stati individuati 5 siti: Calatafimi, Segesta, Castellana Sicula, Petralia Sottana e Butera.

La Sicilia non può diventare una discarica nucleare: già in passato, nel silenzio generale e con la complicità delle forze politiche di maggioranza e di opposizione, le miniere dismesse sono state utilizzate per interrarvi di tutto!

È ora di smetterla, la Sicilia ha già pagato abbondantemente il proprio pesante tributo. Adesso basta!

Fonti di inquinamento, raffinerie, malattie neoplastiche in costante aumento, non possiamo accettare assolutamente niente altro!

Che siano investite regioni come Piemonte e Nord Lazio è ragionevole, esse si trovano in prossimità di vecchie centrali nucleari come Trino in Piemonte, Latina e Montalto nel Lazio.

Perché quindi Sicilia, Sardegna e Basilicata? In queste regioni non abbiamo mai avuto centrali nucleari.

E poi che senso avrebbe attraversare tutta l'Italia per trasportare le scorie prodotte al nord?

Alcuni dei siti siciliani sono a rischio sismico, altri al confine con parchi naturalistici vocati all'agricoltura e al turismo di qualità.

Dall' ILVA di Taranto alle trivellazioni in Basilicata, dalla Terra dei Fuochi alle raffinerie di Gela, Milazzo e Augusta, il Meridione ha già pagato troppo.

La Sicilia e il Meridione non possono essere la pattumiera dell'Italia, un territorio già pesantemente penalizzato da mafia, disoccupazione e sottosviluppo, ha bisogno di infrastrutture, lavoro e benessere, non certo di scorie radioattive.

Occorre una levata di scudi da parte di tutte le regioni del Mezzogiorno affinché non passi questa scellerata proposta del governo che bloccherebbe ulteriormente la sua crescita economica e sociale legata al turismo e all'ambiente.

© Riproduzione riservata

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