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Il processo Borsellino quater a Caltanissetta, parla un poliziotto: "Uno 007 interessato alla borsa del giudice"
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Il processo Borsellino quater a Caltanissetta, parla un poliziotto: "Uno 007 interessato alla borsa del giudice"

Subito dopo la strage di via d’Amelio, un poliziotto, Giuseppe Garofalo (sentito per la prima volta dai magistrati nel 2005), all’epoca in servizio al...

Redazione
05 Febbraio 2015 12:09

Subito dopo la strage di via d’Amelio, un poliziotto, Giuseppe Garofalo (sentito per la prima volta dai magistrati nel 2005), all’epoca in servizio alla Sezione Volanti della questura di Palermo, fu avvicinato da una persona che disse di appartenere ai servizi. A riferirlo è lo stesso agente, che oggi ha deposto a Caltanissetta al processo Borsellino quater. “Non ricordo tuttavia -ha detto il teste- se questa persona mi chiese qualcosa a proposito della borsa del giudice Borsellino o se lui era già in possesso della borsa. Lo lasciai andare solo perché mi esibì i documenti. Questa persona io non l’ho più vista. Era di altezza media, carnagione chiara, pochi capelli e indossava una giacca. Questo è un particolare che ha attirato la mia attenzione perché eravamo in estate. E’ stato un contatto duro, veloce. Il nostro obiettivo era salvare le persone che vivevano in quel luogo perchè per i nostri colleghi non c’era più nulla da fare”. Oggi la corte d’assise di Caltanissetta presieduta da Antonio Balsamo deciderà se ammettere o meno la deposizione dell’ex picciotto dell’Acquasanta al processo Borsellino Quater, quello nato dalle dichiarazioni di Gaspare Spatuzza, che ha riscritto la fase operativa della strage di Via D’Amelio. Imputati sono Vittorio Tutino, Salvatore Madonia e gli ex collaboratori di giustizia Vincenzo Scarantino, Francesco Andriotta e Calogero Pulci, accusati di calunnia. A chiedere l’audizione di Galatolo i pm Nico Gozzo, Lia Sava, Gabriele Paci e Stefano Luciani. Collaboratore dall’autunno scorso, Galatolo è stato interrogato in questi mesi dalla procura di Caltanissetta e da quella di Palermo. Il picciotto dell’Acquasanta ha svelato l’esistenza di un piano di morte per assassinare il pm Nino Di Matteo: un attentato già in fase operativa (con 200 chili di tritolo già acquistati e arrivati a Palermo) ordinato da Matteo Messina Denaro. Il pentito, però, ha messo a verbale anche alcune dichiarazioni sulla strage di via d’Amelio: per questo motivo i pm hanno chiesto di ampliare la lista dei testi dell’accusa. Galatolo ha rivelato ai pm che di aver incontrato nel marzo del 1992 Filippo Graviano, accompagnato da Vittorio Tutino. Il boss di Brancaccio chiese a Galatolo di “dismettere” un parcheggio che aveva proprio in via d’Amelio. Dopo la strage, Tutino disse al picciotto dell’Acquasanta. “Hai visto perchè dovevi dismettere il parcheggio? Mi piangeva il cuore se voi sareste rimasti in quel posto”. I pm hanno chiesto alla corte di ascoltare le deposizioni di altri due collaboratori di giustizia: Marco Marino e Francesco Raimo, che avrebbero ricevuto in carcere alcune confidenze sulla strage di via d’Amelio dai boss Filippo Graviano e Vittorio Tutino.

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