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Primo braccialetto elettronico a Gela per detenuto agli arresti domiciliari
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Primo braccialetto elettronico a Gela per detenuto agli arresti domiciliari

Prima misura cautelare del braccialetto elettronico, oggi, a Gela, per un detenuto agli arresti domiciliari, Claudio Domicoli, di 34 anni, esponente d...

Redazione
15 Aprile 2014 18:48

Prima misura cautelare del braccialetto elettronico, oggi, a Gela, per un detenuto agli arresti domiciliari, Claudio Domicoli, di 34 anni, esponente della famiglia Rinzivillo di Cosa nostra gelese. L'ha disposta il giudice monocratico del tribunale, Manuela Matta, nel corso dell'udienza di convalida dell'arresto dello stesso imputato che i carabinieri avevano bloccato, ieri, perché evaso dal suo domicilio dove si trovava in stato di detenzione. Il provvedimento, come prevede la legge, è stato emesso dietro preventiva accettazione da parte dell'imputato, il quale avrebbe potuto anche rifiutare, optando per la detenzione in carcere. Il braccialetto elettronico è un dispositivo che viene collocato alla caviglia o al polso del carcerato. Si tratta di un trasmettitore che invia impulsi radio a un ricevitore fisso detto Smu (unità di sorveglianza locale) simile a una radiosveglia, che viene installata dai tecnici del gestore Telecom nell'abitazione del detenuto. Se si supera la distanza prestabilita (un ragionevole raggio di alcuni metri), scatta la segnalazione d'allarme che, attraverso una linea telefonica, giunge alla centrale operativa di Telecom Italia e da questa girata alle forze dell'ordine.

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