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Orrore nella casa di riposo di San Cataldo: "Agli anziani anche docce punitive in piena notte"
Cronaca
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Orrore nella casa di riposo di San Cataldo: "Agli anziani anche docce punitive in piena notte"

A raccontare gli episodi è il colonnello dei carabinieri Baldassare Daidone. Agli anziani venivano tolti i telefoni e una volta una di loro riuscì ad avvicinarsi al cancello per chiederlo a una donna

Rita Cinardi
19 Febbraio 2021 13:07

“Gli anziani in quella casa di riposo venivano trattati in maniera disumana”. A raccontare i dettagli dell’indagine che ha portato all’arresto di Giuseppe Calì, 46enne di San Cataldo, amministratore unico della comunità alloggio per anziani “Casa Serena”, e alla notifica di misure interdittive del divieto di esercitare la professione nei confronti di quattro operatori, è il colonnello Baldassare Daidone, comandante provinciale dei carabinieri di Caltanissetta. “Gli anziani venivano svegliati alle 4 di mattina per delle ‘docce punitive’, - spiega il colonnello Daidone - venivano sequestrati loro i cellulari per evitare che potessero contattare qualcuno, oppure li tenevano svegli di pomeriggio per fare in modo che la notte poi dormissero. Una volta un’anziana, per punizione, poiché ‘disturbava’ di notte, è stata chiusa in una stanza insieme ad altri due ospiti uomini. Un'altra volta c’è stato anche un intervento dei carabinieri. Un’anziana, alla quale era stato sottratto il cellulare riuscì ad avvicinarsi al cancello e a chiedere a una signora che si trovava a passare di farla chiamare. L’anziana riuscì a mettersi in contatto con i carabinieri che arrivarono poco dopo. Di fatto però poi i parenti non sporsero denuncia. Un anziano disse ai familiari che più che una casa serena sembrava  una casa di pazzi”. Il provvedimento trae origine da un’indagine condotta dal Nucleo Investigativo sulla morte di Anna Polizzi, anziana di 89 anni di Santa Caterina Villarmosa. Un decesso che era apparso da subito “anomalo”. Immobilizzata a letto, le erano stati somministrati dei farmaci per tenerla tranquilla. Dal successivo esame autoptico e tossicologico operato dal C.T.U. emergeva una somministrazione del farmaco a base di “promazina”, psicofarmaco neurolettico che si prescrive ai pazienti con problemi schizofrenici e molto agitati, somministrato alla donna poche ore prima del decesso. Le risultanze emerse dall’esame tossicologico indicavano la possibilità che all’anziana il farmaco contente “promazina” fosse stato somministrato all’interno della “Casa Serena”, causandone il decesso per aritmia maligna. 

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