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"Lo rifarei", il Santabarbara Hospital di Gela per la vaccinazione si affida all'arte
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"Lo rifarei", il Santabarbara Hospital di Gela per la vaccinazione si affida all'arte

Non una campagna di promozione ma un’opera di incoraggiamento, precisa il Presidente e Direttore Generale Francesco Crimaldi:

Redazione
15 Giugno 2021 15:51

 "Con innocenza e purezza io custodirò la mia vita e la mia arte".  Nel cuore del giuramento di Ippocrate, prestato da ogni medico prima di avviare la professione, la medicina viene intesa come arte. È questa l'ispirazione da cui prende avvio la campagna vaccinale della clinica Santabarbara Hospital di Gela, intitolata "Lo Rifarei".  LO RIFAREI è un progetto artistico che vuole celebrare la fiducia nella scienza avvalendosi del potere creativo del rapporto interumano, che si configura quindi come arte. L'opera, dell'artista Emanuela Barilozzi Caruso, è un'incisione calcografica realizzata con un'antica tecnica, quella dell'acquaforte/acquatinta. «Nell'immagine, dove il protagonista è un mare calmo - racconta l'artista -  tre esseri umani, distanti ma vicini, condividono un dialogo essenziale e delicato nella cui poeticità chiunque potrebbe riconoscersi».

Non una campagna di promozione ma un'opera di incoraggiamento, precisa il Presidente e Direttore Generale Francesco Crimaldi: «ci troviamo in una fase avanzata ma delicata del piano nazionale di vaccinazione, in cui i toni promozionali e persuasivi che si usavano 3 mesi fa non sono più adeguati. Oggi c'è bisogno di accompagnare e rassicurare le persone, di accogliere la loro inquietudine e infondere fiducia». Così, LO RIFAREI diventa un'esclamazione di incoraggiamento e fierezza rivolta a tutti e ciascuno, pronunciata all'unisono dalla squadra che lavora in clinica. Un messaggio di apertura e rinascita che guarda al futuro, per costruire insieme un avvenire finalmente libero e luminoso.

«Esibire il cerotto sul braccio non produce più alcun effetto di sensibilizzazione pubblica», continua Crimaldi. «Al di là di proclami e selfie c'è bisogno di cogliere la responsabilità sociale della propria scelta con un linguaggio sovra-individuale e universale come quello dell'arte. L'arte ci aiuta a concepire ed esprimere questo senso del Bene Comune». La figura umana che nella calcografia dichiara la propria adesione alla scienza urlando "LO RIFAREI" diventa il simbolo della campagna, riprodotto su spille, taccuini e altri materiali di comunicazione insieme all'annuncio che ne costituisce il manifesto:

All'interno dell'ospedale verranno esposte una accanto all'altra la matrice di zinco, che costituisce l'opera originale, e la sua unica stampa su carta. «La Cura, che è sempre arte e scienza allo stesso tempo, beneficia del potere guaritore dell'arte e si realizza nella tensione verso il futuro, che coincide con il ritorno alla Vita», aggiunge Crimaldi. «Abbiamo scelto di affermare la funzione umana e sociale dell'arte, la sola in grado di creare una connessione autentica tra le persone. Unità e comunità di intenti sono i valori di cui abbiamo bisogno in questo periodo storico per lasciarci alle spalle un passato cupo e doloroso».

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