Seguo News
L’astronauta Parmitano racconta il brivido della missione in orbita: "Lassù non siamo i padroni"
Cronaca
Visite912

L’astronauta Parmitano racconta il brivido della missione in orbita: "Lassù non siamo i padroni"

Lo chiama 'il gene di Ulisse': è la molla che ha spinto l'astronauta Luca Parmitano ad andare nello spazio, lo ha salvato da una passeggiata spaziale ...

Redazione
09 Dicembre 2013 14:39

Lo chiama 'il gene di Ulisse': è la molla che ha spinto l'astronauta Luca Parmitano ad andare nello spazio, lo ha salvato da una passeggiata spaziale da brivido e ha velato di malinconia il sorriso del suo ultimo saluto prima che si chiudesse il portello della Soyuz che, dopo sei mesi nello spazio, lo ha riportato a Terra. "Quando vai nello spazio sai che stai andando in un ambiente estremo e rischioso, di cui non sei assolutamente padrone", ha detto l'astronauta dell'Agenzia Spaziale Europea (Esa). Da nemmeno un mese è rientrato dalla missione Volare, la prima di lunga durata dell'Agenzia Spaziale Italiana (Asi), nella quale ha trascorso sei mesi sulla stazione orbitale ed è stato il primo italiano ad affrontare una passeggiata spaziale. La nostalgia è tanta, nonostante la felicità di ritrovare a Terra l'affetto della sua famiglia, della moglie Kathryn e delle sue bambine, Sara e Maia. "Il bello di esplorare un ambiente completamente sconosciuto è che molte domande ti vengono dopo", ha osservato Parmitano ripensando alla sua prima passeggiata spaziale. "Descriverei lo spazio come un nero: non è semplicemente buio, c'è una totale assenza di luce". Èquesto che provava quando era agganciato con i piedi sul braccio robotico della Stazione Spaziale: "Improvvisamente mi sono reso conto di essere l'uomo più lontano dalla superficie terrestre e che il braccio robotico era l'unico collegamento con tutto ciò che conosciamo, con sei miliardi di persone e 10.000 anni di storia". Poi l'emozione di vedere la Terra dallo spazio: "E' di uno splendore caldo e radiante. Se ci pensi troppo a lungo, potrebbe sopraffarti". Lassù "da un lato pensavo al lavoro e dall'altro sapevo che ero sospeso sulla prua di un'astronave che viaggiava a 28.000 chilometri l'ora", mentre sole e ombra si alternavano in un tramonto. Quello che ha provato nelle sue passeggiate spaziali, Parmitano non lo dimenticherà mai: "Non potevo distrarmi, ma ho voluto registrare tutto, con ogni cellula di me: freddo e caldo, luce e buio, felicità esuberante e tensione emotiva". Èbello, nonostante tutto, anche il ricordo della seconda passeggiata spaziale, nella quale il casco ha cominciato a riempirsi d'acqua per un guasto alla tuta. "Non c'era altra opzione: dovevo mantenere la calma". Allora più che mai ha pesato la sua preparazione di pilota sperimentatore dell'Aeronautica Militare: "E' stato come quando ho avuto l'incidente aereo nel 2005: allora avrei potuto lanciarmi e sopravvivere, ma non avrei saputo dove sarebbe andato a finire l'aereo, così ho deciso di restare ai comandi. Non c'è merito in questo: è il senso di responsabilità di una macchina affidata a te". Così il gene di Ulisse si è fatto vivo ancora una volta: "In questi casi reagire significa saper rispondere a una situazione che non conosci" e indubbiamente difficile: "Quando il sole è tramontato non riuscivo più a comunicare nè a vedere nulla, nemmeno le maniglie alle quali afferrarmi, non sapevo quanta acqua sarebbe entrata nel casco ed ero disorientato. L'acqua, che intanto aveva raggiunto il naso, restava immobile quando cercavo di muovere la testa". Ma intanto "cercavo nella mente di stabilire una sequenza di cose da fare, un piano d'azione": aspettare che arrivasse il collega Chris Cassidy, decidere di aprire la valvola del casco e poi, casomai, quella della tuta. Ma tutto è diventato subito un ricordo. "Sarei uscito il giorno dopo per un'altra attività extraveicolare". Chissà che cosa ne pensa Sara, che a 7 anni è perfettamente consapevole che il suo papà fa l'astronauta. Appena lo ha rivisto ha voluto giocare e ci ha messo qualche giorno per domandargli: "Papà, potresti tornare ancora nello spazio?". Non si è mai sentito solo nei sei mesi trascorsi nello spazio: Luca Parmitano ha sempre saputo che con lui c'erano "tutti gli italiani". Per l'astronauta sono stati particolarmente importanti i messaggi arrivati dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e dal presidente del Consiglio Enrico Letta, durante i collegamenti con la stazione spaziale organizzati nel corso della missione. "Parlare con noi astronauti in orbita ci ha dato un grande supporto. Voglio ringraziare la nostra dirigenza per lo sforzo che sta cercando di fare al servizio dell'armonia". Un saluto "commosso" da parte dell'astronauta al presidente Napolitano, "che mi ha parlato a nome di tutti gli italiani mentre da lassù vedevo l'Italia, sempre riconoscibile in tutta la sua bellezza". Ancora grazie da Parmitano per il "supporto fortissimo da tutto il territorio", un supporto che ha paragonato a una piramide: "Per fare in modo che sia più alta, la base deve essere la più ampia possibile. Noi astronauti siamo al vertice, ma possiamo arrivare così in alto solo se la nostra base è molto estesa".

© Riproduzione riservata

Condividi Notizia
Commenti
L’astronauta Parmitano racconta il brivido della missione in orbita: "Lassù non siamo i padroni"

Ti potrebbero interessare

Articoli simili

SeguoNews.it è una testata giornalistica registrata presso il Tribunale di Caltanissetta n.235 del 07/06/2013 | P.Iva: 01910630852
.1
Realizzazione Siti web Caltanissetta