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Influenza aviaria in Russia, ecco il motivo per cui l'Italia non ha nulla da temere
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Influenza aviaria in Russia, ecco il motivo per cui l'Italia non ha nulla da temere

Il virus è stato diagnosticato a sette lavoratori in una fabbrica di pollame nel sud della Russia

Redazione
22 Febbraio 2021 09:05

In Russia primi sette casi nell'uomo del virus dell'influenza aviaria del tipo AH5N8. Le autorità ne hanno dato notizia all'Organizzazione mondiale della Sanità "diversi giorni fa" ma è stato precisato che "questo virus può essere trasmesso dagli uccelli all'uomo" ma "non può essere trasmesso da un essere umano a un altro".Il virus è stato diagnosticato a sette lavoratori in una fabbrica di pollame nel sud della Russia, i quali hanno comunque riportato sintomi lievi della malattia: i rischi per la loro salute sono stati "ridotti al minimo, la situazione non si è sviluppata", ha spiegato la direttrice dell'agenzia federale russa per i controlli sanitari. Il ceppo di influenza aviaria finora noto per contagiare l'uomo è l'H5N1.
"Occorre intensificare la ricerca e le misure precauzionali evitando pero' pericolosi allarmismi che in passato hanno provocato ingiustamente pesanti danni economici alle imprese con conseguenti gravi perdite occupazionali", ha commentato la Coldiretti. "L'Italia non importa dalla Russia pollame vivo o carne di pollame per la quale è peraltro obbligatorio indicare la provenienza in etichetta grazie ad una legislazione di avanguardia fortemente voluta dalla Coldiretti. Il consumo interno - conclude - è peraltro soddisfatto dagli allevamenti nazionali che hanno standard di sicurezza grazie all'attenta attività di controllo".
Solo a ottobre, aveva fatto sapere l'Efsa (Autorita' europea per la sicurezza alimentare) poche settimane fa, sono stati segnalati oltre 300 casi di influenza aviaria in Belgio, Danimarca, Francia, Germania, Irlanda, Paesi Bassi, Svezia e Regno Unito. Il 2021 si e' aperto con una maxi campagna di abbattimenti in corso nel Sud della Francia. Del resto il 20 novembre, l'Authority con sede a Parma, aveva già evidenziato la diffusione del virus in tutto il vecchio continente.
La maggior parte dei casi, aveva precisato l'Efsa, "sono stati rinvenuti in uccelli selvatici" ed è stata indicata come alta la probabilità che il virus si diffonda dagli uccelli selvatici al pollame". Già in una sua precedente valutazione, a settembre, l'Efsa aveva avvertito che l'influenza aviaria ad alta patogenicità (Hpai) avrebbe potuto diffondersi rapidamente all'Europa occidentale a seguito dei focolai che l'estate scorsa hanno interessato uccelli selvatici e pollame nella Russia occidentale e nel Kazakistan. La zona è una nota rotta di migrazione autunnale degli uccelli acquatici selvatici che vi transitano diretti in Europa

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