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"Il mio regno per un sorriso": in un libro Totò Pecoraro racconta la sua amicizia con l'avvocato Totò Montana
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"Il mio regno per un sorriso": in un libro Totò Pecoraro racconta la sua amicizia con l'avvocato Totò Montana

L'avvocato Salvatore Montana morì suicida nel 1992 dopo che ricevette un avviso di garanzia nell'ambito dell'operazione Leopardo

Rita Cinardi
07 Ottobre 2021 09:44

"Il mio regno per un sorriso", è questo il titolo del libro scritto dall'avvocato Totò Pecoraro nel 2007 e presentato ieri alla biblioteca "Scarabelli". Nel corso della serata presentata dall'avvocato Diego Guadagnino, poeta e scrittore di Canicattì, e animata dal musicista Toti Bruno alla tastiera, sono stati letti alcuni passi del libro che racconta dieci anni di amicizia tra Totò Pecoraro e l'avvocato Salvatore Montana morto suicida. "Totò Montana è un pezzo di storia di Caltanissetta - racconta Totò Pecoraro - era un avvocato penalista ma soprattutto era uno che da sempre aveva fatto ridere i nisseni, nel senso che metteva il buonumore, con tutto quello che combinava. Memorabile fu quel suo ingresso un giorno, da studente universitario, al bar Romano, che era il salotto della città, con un asino e chiese due birre, una per sé e una per il suo amico. Il barista gliel'ha data e lui ha uscito fuori una "coffa" di pelle, l'ha messa alle orecchie dell'asino, gli ha versato la birra media e l'asino se l'è bevuta tutta tranquillamente. Dopodiché è uscito fuori. Era uno che aveva la grande capacità di "sfottersi" dall'ultimo pecoraro che entrava nel suo studio al primo presidente della Corte d'Appello o a sua eccellenza il procuratore generale, come è capitato, fino ai mafiosi.

Una volta un mafioso di rango, mentre eravamo all'Agip gli disse "avvocà andiamo allo studio che me la sto facendo sotto". E lui gli fa "sì un momento" e l'altro che non ce la faceva più "no dobbiamo andare subito". A quel punto è andato e non prese la chiave dello studio, prese la chiave della macchina e con quella tentava di aprire il portone. Nel frattempo l'altro fremeva "lestu avvocato". A un certo punto Totò sentì il rumore tipico di uno che se la fa addosso e poi raccontò agli amici dicendo "era chiu facili ca si mittiva in motu u palazzu, no ca si grapiva ddra porta'". Poi un giorno Totò Montana si tolse la vita. "Gli arrivò una comunicazione giudiziaria, per il processo Leopardo - spiega Totò Pecoraro - e lo ha colto in un momento in cui da 3 mesi non beveva e siccome aveva smesso di colpo era andato in depressione. Non aveva fatto una terapia a scalare e questo lo portò ad essere depresso e così questa comunicazione giudiziaria gli diede il colpo di grazia. Da lui - conclude - ho imparato che ridere è una cosa importante, non prendersi mai sul serio è una cosa fondamentale e ridere di sé stessi è la cosa più comica, gratificante che ci possa essere per una persona".  Totò Montana era un apprezzato avvocato del Foro di Caltanissetta e oggi viene ricordato ogni 24 novembre nelle aule di giustizia della nostra città. 

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