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Il killer di New York non dà segni di pentimento, Trump invoca la pena di morte
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Il killer di New York non dà segni di pentimento, Trump invoca la pena di morte

Intanto Donald Trump annuncia l'ennesimo giro di vite sugli immigrati, sino a ventilare l'ipotesi di inviare Saipov e gli "animali" come lui a Guantanamo

Redazione
02 Novembre 2017 09:20

Ma è soprattutto da Saipov che si attendono spiegazioni: il terrorista è in ospedale, dove è stato sottoposto a un intervento chirurgico, al termine del quale gli investigatori hanno iniziato a interrogarlo. Il killer, hanno raccontato gli inquirenti, non ha mostrato alcun segno di pentimento, anzi è "orgoglioso" dell'attacco e avrebbe detto che "voleva continuare a uccidere" se non fosse finito con il furgoncino contro il pulmino della scuola vicina al luogo dell'attacco. Saipov è arrivato negli Stati Uniti sette anni fa, trasferendosi inizialmente in Ohio. "Era un lavoratore. Ha passato i primi tempi a migliorare il suo inglese. Gli piaceva dormire fino a tardi", dice Bekhzod Abdusamatov, 22enne che è stato presentato al killer dal padre appena arrivato negli Usa. Dopo l'Ohio Saipov si è trasferito in Florida, dove ha lavorato come camionista. "Era una brava persona, non sembrava un terrorista. Era contento di essere qui", ricorda Kobijion Matkarov, 37enne di origine uzbeka che ha conosciuto Saipov a Fort Meyers. Dalla Florida si è poi spostato a Paterson per essere più vicino alla famiglia della moglie. E' lì che ha iniziato a lavorare come autista di Uber, dove era entrato dopo aver superato tutti i controlli. A Paterson Saipov frequentava la moschea, la stessa finita nel 2006 nel mirino del criticato programma di sorveglianza della comunità musulmana della polizia di New York, interrotto nel 2014. Negli ultimi tempi il giovane era cambiato. "Era diventato aggressivo" e aveva avuto alcuni diverbi con altri uzbeki su questioni religiose, "mostrando di avere posizioni estremamente radicali", spiegano alcuni conoscenti. "Ha chiuso i contatti con noi" dopo una discussione per motivi religiosi, racconta un altro conoscente della comunità uzbeka dell'Ohio. "Avevamo discusso di cose religiose e lo avevamo messo in guardia per il suo estremismo". Poi "si è chiuso in se stesso, sembrava depresso". Fino all'esplosione di follia di ieri. "E' un animale", lo ha definito Donald Trump, spalancandogli le porte di Guantanamo. "Certamente lo considererò", ha tagliato corto. (Ansa.it)

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