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"Giro di cocaina per la Caltanissetta bene". La Procura chiede l’arresto di 32 persone, il Gip dice no
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"Giro di cocaina per la Caltanissetta bene". La Procura chiede l’arresto di 32 persone, il Gip dice no

Cocaina dall'Europa centrale dirottata su Caltanissetta. Chili di polvere bianca che periodicamente partivano dalla Svizzera, ma anche dal Belgio, per...

Redazione
15 Febbraio 2014 20:24

Cocaina dall'Europa centrale dirottata su Caltanissetta. Chili di polvere bianca che periodicamente partivano dalla Svizzera, ma anche dal Belgio, per rifornire gli assuntori e gli spacciatori della “piazza” nissena. La prima categoria comprende professionisti, imprenditori commercianti, impiegati, studenti e disoccupati disposti a pagare fino a 100 euro per un grammo di “neve”. Anche personaggi della cosiddetta “Caltanissetta bene”, quelli che non t'aspetti, che alla “sniffata” ormai non possono più rinunciare. Nomi eccellenti per un giro d'affari enorme, come ha appreso SEGUONEWS da qualificatissime fonti. Qualche anno fa, è il 17 ottobre 2008, i poliziotti della sezione Narcotici della Squadra Mobile tolsero dalla circolazione ben 3 chili di cocaina, arrestando alle porte del capoluogo il corriere che la trasportava su un Maggiolone. Tre pacchi di “bamba” avvolti nello scotch partiti dal Belgio e pagati profumatamente per essere immessi a Caltanissetta e dintorni. La prova, casomai ve ne fosse stato bisogno, che in città si "tira" eccome. Altri quantitativi di coca vennero sequestrati e diversi pusher - anche insospettabili incensurati parecchio conosciuti in città - finirono nella rete dei "mastini" della Narcotici che avevano scoperto quel giro che toccava pure Provaglio di Iseo, un paesino del Bresciano. L'inchiesta sul traffico di cocaina lungo l'asse Belgio-Svizzera-Caltanissetta è arrivata alla prima fase e la Procura ha chiesto l'arresto di 32 persone (per alcuni il carcere, per altri gli arresti domiciliari) la maggior parte nisseni e altri di San Cataldo, Palermo Brescia e Letojanni, città in cui gli spacciatori avevano i propri contatti. Ma l'indagine ha subìto uno stop forzato, perché i magistrati della Dda si sono visti rigettare in toto le misure cautelari dal Gip, che ha motivato il “no” sostenendo che non sussistono più le esigenze per l'arresto, in quanto è trascorso troppo tempo e non è stato dimostrato che la banda di narcotrafficanti sia ancora operativa né il pericolo che possa inquinare le prove. La Procura la pensa diversamente e, motivando l'opposizione, ha appellato questo rigetto al Tribunale del Riesame, a cui fra qualche giorno toccherà stabilire se arrestare o no i 32 indagati. Ma la decisione non sarà subito esecutiva perché l'ultima parola sulle esigenze cautelari spetta alla Cassazione. Nel fascicolo sono finiti pure i nomi di cinque nisseni tirati in ballo per aver truffato una finanziaria, falsificando le carte d'identità di ignari anziani ricoverati in un ospizio di Caltanissetta per acquistare a loro nome auto di lusso. Relativamente alla compravendita di cocaina, nelle oltre 500 pagine dell'informativa della Polizia che ha indagato dal 2008 fino al 2009 c'è racchiusa l'intera filiera dello spaccio: dal trafficante estero al grossista, dal corriere fino all'acquirente che diventa spacciatore per acquistare la droga per sé. Una vera organizzazione che faceva soldi a palate con la cocaina. “Parlano” i chili e i grammi di sostanza stupefacente sequestrati dagli “sbirri” dell'Antidroga nissena, ma ci sono anche le intercettazioni telefoniche e ambientali ad offrire uno spaccato di questo mercato della droga e i ruoli di ciascuno. A reggere le fila di questo business, secondo gli inquirenti nisseni, sono un commerciante e un imprenditore di Caltanissetta, mentre un terzo “dominus” - un agente di commercio morto due anni fa - si occupava di trovare i contatti con i fornitori esteri e al nord Italia. Arrivata in città, la cocaina veniva affidata ad un gruppo di spacciatori che la rivendeva ad una vasta clientela, tra cui molti colletti bianchi col “vizietto”. Un dossier scottante che irrompe in una città apparentemente tranquilla, e di certo non fa dormire sonni sereni a chi sa che presto potrebbe finire dietro le sbarre.

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