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Giornata della Memoria, il coraggio della nissena Giuseppina Panzica: salvò la vita a centinaia di ebrei
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Giornata della Memoria, il coraggio della nissena Giuseppina Panzica: salvò la vita a centinaia di ebrei

Con l'aiuto di due finanzieri e del marito, riuscì a nascondere e salvare centinaia di profughi ebrei e perseguitati politici

Redazione
27 Gennaio 2022 11:22

8 settembre 1943: l'Italia è divisa in due. Al sud avanzano gli Alleati dopo lo sbarco in Sicilia del 10 luglio, al nord la Repubblica Sociale Italiana e quel che resta del regime di mussoliniano ancora fedele al Terzo Reich. Sono giorni di caos, soprattutto dopo la firma dell'armistizio di Cassibile, il proclama del maresciallo Pietro Badoglio e la fuga del Re a Brindisi. La Resistenza si organizza con l'aiuto dell'Oss, i servizi d'intelligence americani, la futura Cia mentre nella Capitale e in altre città italiane i tedeschi in ritirata compiono stragi, razzie, soprusi e rastrellamenti. Chi si rifiuta di restare con gli ex alleati viene imprigionato e deportato nei campi di lavoro. Il 16 ottobre del 1943 è una data che segna la mente e i cuori di molte persone: la deportazione degli ebrei di Roma e l'internamento di oltre 650mila militari italiani che si rifiutano di continuare la guerra a fianco di Mussolini e Hitler. 

Sullo sfondo della grande storia si staglia la vicenda di Giuseppina Panzica, una donna siciliana di Caltanissetta, madre di quattro figli e moglie del finanziere in congedo Salvatore Luca. Una coppia di emigranti che una volta arrivati a Como fanno una scelta: aderirire al "Gruppo Fra.Ma", acronimo dei cognomi di Ezio Franceschini e Concetto Marchesi, collaborando con il finanziere Gavino Tolis e con il maresciallo Paolo Boetti, suo superiore diretto, nel nascondere e salvare centinaia di profughi ebrei e perseguitati politici, aiutandoli a fuggire nella vicina Svizzera. 

Tolis prestava servizio alla frontiera di Ponte Chiasso ed era entrato in contatto con la famiglia Luca già dal settembre '43. La rete di confine italo-svizzero passava proprio dall'orto di Salvatore Luca, un siciliano che abitava al pianterreno di via Vela n. 1 a Como. Era entrato nel mirino dei fascisti non solo per aver favorito l'espatrio degli ebrei in territorio elvetico, ma anche per la sua condotta antifascista. Luca, calzolaio e guardia di finanza in congedo, nei giorni successivi alla caduta del fascismo il 25 luglio 1943 aveva collaborato all'abbattimento degli emblemi del cessato regime sulla Casa del Lavoro di via Bellinzona. 

Giuseppina Panzica diventa così protagonista di una storia che potrebbe essere un film, ma che invece è una storia vera. Una storia che il colonnello Gerardo Severino, direttore del Museo Storico della Guardia di Finanza, e il giornalista Vincenzo Grienti, fanno emergere dagli archivi polverosi ripercorrendo la biografia e le azioni eroiche della donna siciliana. Testimonianze dirette, carteggi e documenti per raccontare le imprese di Giuseppina Panzica e dei finanzieri fino a quando furono intercettati dal controspionaggio tedesco, probabilmente su delazione anonima di qualche contrabbandiere della zona oppure di qualche collega finanziere di Tolis e Boetti rimasto fedele alla Rsi. Il finanziere Gavino Tolis non ritornò mai più in Italia. Finì i suoi giorni nel campo di prigionia di Mauthausen, "passando per il camino" di Gusen mentre il maresciallo Paolo Boetti e Giuseppina Panzica riuscirono a ritornare in Italia, ma dopo mesi di sofferenze. 

Giuseppina Panzica venne trasferita prima nel carcere comasco di San Donnino, poi nella casa di detenzione di San Vittore, a Milano. Infine venne deportata prima nel lager di Bolzano e poi nel campo di sterminio di Ravensbrück. Qui subì violenze e sopportò indicibili torture, ma la speranza di poter rivedere i propri figli e la fede in Dio l'aiutarono a superare le più terribili sevizie e a ritornare a Ponte Chiasso nell'ottobre del 1945 dopo una lunga degenza negli ospedali alleati. (La Sicilia.it)

© Riproduzione riservata

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Giornata della Memoria, il coraggio della nissena Giuseppina Panzica: salvò la vita a centinaia di ebrei

Aldo Sollami

La "Giornata della memoria" non dovrebbe essere celebrata solo il 27 gennaio di ogni anno, ma diventare la "ricerca della memoria" storica da rinnovare giorno per giorno, mese per mese, attraverso un impegno costante delle scuole, dei mezzi di comunicazione, della politica culturale dei vari enti istituzionali (Comuni, Province, Regione ecc.). Oltre alla ricordata Giuseppina Panzica e al più noto Pompeo Colajanni (Nicola Barbato, nome di battaglia), parecchie altre persone nissene e della provincia si sono rese protagonisti di comportamenti eroici nella lotta contro il nefasto regime nazi-fascista durante la 2^ guerra mondiale, onorando ed esaltando gli alti valori della Resistenza italiana. Ricercare e divulgare questa tipologia di storie, attraverso pubblicazioni mirate a cura degli Enti Locali o altre Associazioni culturali operanti nel territorio, dovrebbe essere uno degli obiettivi principali e maggiormente formativi per commemorare e perpetuare "da vicino" (specialmente nelle scuole) questi edificanti esempi di civismo, democrazia e umanità .

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