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Donne vittime di violenza, petizione on line a Caltanissetta per salvare la "Rosa dei Venti"
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Donne vittime di violenza, petizione on line a Caltanissetta per salvare la "Rosa dei Venti"

Il progetto ha permesso ad oltre 40 donne accolte nelle case rifugio di Etnos di riappropriarsi della propria vita e di ricominciare a vivere

Redazione
15 Marzo 2021 16:48

In sole 24 ore, ha già superato le 500 firme la petizione online lanciata su Change.org dalla Cooperativa Sociale Etnos per salvare il progetto "Rosa dei Venti" dalla chiusura; l'appello chiede al Governo, in particolare alla Ministra per la Pari opportunità Elena Bonetti, di intervenire contro la chiusura del progetto che offre alle donne vittime di violenza la possibilità di riscattarsi attraverso il lavoro. 

"Le borse lavoro sono uno strumento efficace per contrastare la violenza sulle donne e promuovere la loro autonomia ed indipendenza", si legge nel testo pubblicato sulla piattaforma online. "Il lavoro è la forma di riabilitazione più elevata ed efficace per insistere sull'autonomia delle donne vittime di violenze che denunciano. E' lo strumento che ha permesso ad oltre 40 donne accolte nelle case rifugio di Etnos di riappropriarsi della propria vita e di ricominciare a vivere", raccontano gli autori della campagna. A Caltanissetta, precisano, proprio il progetto "Rosa dei Venti" ha dato "l'opportunità ad oltre 10 donne di iniziare un percorso lavorativo che ha notevolmente ridotto i tempi di accoglienza ed ha permesso a tutte loro di non ritornare indietro nelle proprie scelte ma di guardare avanti e prendere in mano la propria vita". 

Come si legge nel testo, il progetto Rosa dei Venti "finanziato dal Dipartimento delle Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri ed avviato nel 2019" è però adesso giunto alla sua scadenza "e a nessuno sembra importare il destino delle donne che stanno svolgendo le attività previste dalle borse lavoro". "In piena pandemia, in mezzo al caos dello Smart Working, in mezzo alle aziende chiuse per lockdown, in mezzo a tutto questo trambusto non si è provveduto per tempo a chiedere la proroga ( per un massimo di 6 mesi) al R.U.P. del procedimento", scrivono gli autori. "Tale richiesta arriva oltre il termine previsto e pertanto non si può accogliere. Allo stesso tempo però non ci sono nuovi bandi, nuove opportunità di prosecuzione e pertanto tutto si ferma, si arresta e delle donne vittime di violenze che stanno ancora svolgendo le borse lavoro e delle donne che avrebbero dovuto iniziare il percorso? A chi importa? Chi ci da una risposta?", è il loro accorato appello.

"Le Istituzioni devono assolutamente proteggere questo strumento", concludono: "il nostro appello è di rendere questi progetti senza scadenza e fare in modo che il lavoro diventi, allo stesso modo dell'accoglienza protetta, fondamento portante delle politiche di contrasto alle violenze di genere. Non si può stare in silenzio e non si può permettere che la burocrazia possa prevalere sul buon senso, su metodologie che funzionano".

Online, l'appello sta riscuotendo successo e ha già raccolto centinaia di adesioni.

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