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Dalla psicosi vaccini ai supermercati come fonte di contagio, l'infettivologo Mazzola: "Meno paura e più razionalità"
Cronaca
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Dalla psicosi vaccini ai supermercati come fonte di contagio, l'infettivologo Mazzola: "Meno paura e più razionalità"

Il primario di Malattie Infettive dell'ospedale Sant'Elia fa il punto su quelle che sono le paure legate a Covid-19, vaccini e recentemente anche la possibilità che il virus possa annidarsi tra i carrelli della spesa

Rita Cinardi
13 Aprile 2021 18:56

"In tema di coronavirus siamo troppo spaventati e poco razionali. Cerchiamo di comprendere perché nella popolazione, ma anche spesso  tra gli operatori sanitari, esiste un forte  disequilibrio tra la paura del virus , la ragionevolezza e la realta' scientifica. Sars-cov 2 è un micro organismo nuovo che determina, nella stragrande maggioranza dei casi, un'infezione asintomatica o una malattia lieve. Circa il 20 % dei pazienti richiede il ricovero e circa  il 3% decede a causa del coronavirus o con il coronavirus. La stragrande maggioranza dei pazienti che decedono sono ultra ottantenni; al di sotto dei 40 anni la mortalità è molto bassa  e riguarda di solito soggetti con comorbidità importanti". Ad affermarlo è il primario di Malattie Infettive dell'ospedale Sant'Elia, Giovanni Mazzola che ha fatto il punto su quelle che sono le paure legate a Covid-19, vaccini e recentemente anche la possibilità che il virus possa annidarsi tra i carrelli della spesa. 

"Si può facilmente comprendere che - continua l'infettivologo - proteggendo la fascia di popolazione media/anziana e i pazienti con comorbidità, di fatto saremmo in grado di rendere marginale il tasso di mortalità: quindi la priorità assoluta sarebbe vaccinare le fasce di popolazione fragile e  con età più elevata . Purtroppo però il panico dovuto alla pandemia ha provocato un' incomprensibile corsa "a scavalco" per richiedere, e spesso ottenere, un'immunoprotezione intempestiva  da parte degli strati più disparati della nostra società.

La vicenda del vaccino Astrazeneca. 
"E' del tutto palese - continua Mazzola  - anche a chi non ha conoscenze approfondite nel campo medico, che questo vaccino ha un livello di efficacia e di sicurezza estremamente elevati così come riportato, con evidenza scientifica, dagli studi clinici registrativi. In circa un caso su un milione di dosi somministrate nella "real life",  è stata registrata la coesistenza di una rara forma di "trombosi venosa profonda mortale" e la ricezione recente del vaccino di Oxford.

Questi casi hanno riguardato per lo più donne al di sotto dei 55 anni. Considerato che la correlazione tra gli eventi descritti e l'immunoprotezione ottenuta con Astrazeca non è stata dimostrata, e tenuto conto della rarità dei casi di trombosi rispetto agli eventi avversi gravi causabili da qualsiasi farmaco in commercio, appare del tutto sconsiderata e isterica la reazione da parte della politica, dei media e conseguentemente dell'opinione pubblica.  Le agenzie regolatorie purtroppo non sono riuscite a reagire con la dovuta risolutezza. Conseguenza: molte persone hanno rifiutato il vaccino e quindi alcune vite che potevano essere salvate sono state spezzate a causa della paura e per la confusione creatasi.

Essere vaccinati, sebbene mantenendo le dovute restrizioni,  ci fa sentire più  al sicuro?
Non sempre e non riferibile a tutti, a causa della persistente  paura strisciante che ci rende irrazionali. Notizie di stampa riportano sempre più spesso la positività di tamponi per Sars-cov 2 in soggetti vaccinati asintomatici: ci chiediamo qual è il razionale per eseguire  il prelievo nasofaringeo in questo contesto  E' noto infatti che questi test saranno negativi nel 90-95 % dei casi. E quale sarebbe il valore di un tampone negativo effettuato ad un vaccinato asintomatico? Come sarebbe risultato in un periodo immediatamente precedente o il giorno successivo? Non è noto e quindi ancora una volta la ricerca del virus nella mucosa nasale sarà inutile, costosa e dettata esclusivamente dal un timore ingiustificato.

E se il tampone al vaccinato asintomatico dovesse risultare positivo cosa succederebbe? Nessuno lo sa con certezza ma la quasi totalità della comunità scientifica ritiene assolutamente improbabile la contagiosità del soggetto; in ogni caso il rischio di trasmissione si azzererebbe utilizzando gli adeguati dispositivi di protezione. Va da sé che la ricerca del virus nei tamponi dei vaccinati sia invece motivo di ricerca scientifica nell'ambito di studi clinici controllati e ben disegnati.

Passiamo alla spesso immotivata corsa  per la  ricerca del titolo anticorpale 
Premesso che la titolazione degli anticorpi neutralizzanti Sars-cov2 nel plasma dei vaccinati e dei pazienti post covid è oggetto di ricerca in tutto il mondo (al fine di comprendere l'efficacia e la durata dell'immunità), ad oggi non si comprende quale valore dare alle informazioni conseguenti la determinazione quantitativa dell'immunità nella routine. Infatti nessuno ancora è in grado di determinare con certezza il cut-off di protezione assoluto o relativo del titolo anticorpale  e soprattutto nessuno tutt'ora ha idea di cosa fare in seguito al riscontro di un "numero" più o meno basso di anticorpi. Inoltre non è prevista ad oggi una dose di richiamo né un'implementazione delle misure di contenimento individuali o collettive. Al contrario è di assoluta evidenza scientifica che il 100% dei soggetti immunizzati  con qualsiasi vaccino approvato dalle Agenzie regolatorie occidentali non contrarrà una malattia grave da Covid-19 E' doveroso riportare che ad oggi non esistono indicazioni di AIFA per l'esecuzione routinaria di tamponi ai vaccinati asintomatici o della determinazione routinaria  dei titoli anticorpali  per cui , a maggior ragione , comportamenti differenti appaiono immotivati al di fuori di studi di sorveglianza , osservazionali , di coorte o clinici randomizzati.

Infine le boutade allarmistiche: la più recente riguarda la presunta fonte di contagio nei supermercati, tanto per infondere un po' più di paura nella popolazione. Premesso che non esistono studi definitivi al riguardo (al contrario che per i ristoranti), considerato che nei supermercati la mascherina è obbligatoria, che spesso esistono sistemi per la  rilevatura della temperatura all'ingresso  e che sono disponibili gel igienizzanti. Per esempio nel  nostro reparto, su più di 500 pazienti ricoverati con Covid-19, non ricordo di avere mai avuto in cura un solo impiegato operante nei supermercati .  Avere fiducia nella scienza basata sulle evidenze rimane quindi l'unico modo per sfuggire a comportamenti istintivi, empirici e irrazionali che potrebbero soltanto peggiorare gratuitamente la qualità delle nostre vite già messa a dura prova da una delle più grandi e pericolose pandemie di tutti i tempi.  

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