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Montante da paladino dell'antimafia all'arresto: i particolari dell'operazione "Double Face" nella conferenza stampa
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Montante da paladino dell'antimafia all'arresto: i particolari dell'operazione "Double Face" nella conferenza stampa

Fondamentali anche le dichiarazioni dell'ex assessore regionale Marco Venturi e dell'ex presidente dell'Irsap Alfonso Cicero

Redazione
14 Maggio 2018 12:51

Nel corso della notte, personale della Sezione criminalità organizzata della Squadra Mobile di Caltanissetta ha eseguito l'ordinanza con la quale il Gip presso il Tribunale di Caltanissetta, disponendo in merito alle richieste cautelari avanzate a suo tempo da questa Procura della Repubblica, ha disposto la custodia cautelare degli arresti domiciliari nei confronti di sei indagati, nonché la misura interdittiva della sospensione dall'ufficio pubblico ricoperto a carico di un ulteriore soggetto sottoposto ad indagini.

La misura della custodia cautelare degli arresti domiciliari è stata applicata nei confronti di: Antonello Montante, Presidente della Camera di Commercio di Caltanissetta e Presidente di RetImpresa Servizi srl di Confindustria Nazionale; Giuseppe D'Agata Colonnello dei Carabinieri; Marco De Angelis, Sostituto commissario della Polizia di Stato; Diego Di Simone Perricone, ­­­­­­­ex appartenente della Polizia di Stato, attualmente security manager di Confindustria Nazionale; Ettore Orfanello, Maggiore della Guardia di Finanza; Massimo Michele Romano, imprenditore; La misura interdittiva della sospensione dall'esercizio dell'ufficio pubblico per la durata di 1 anno è stata applicata a Salvatore Graceffa, Vice sovrintendente della Polizia di Stato. A tutti viene contestato il reato di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di delitti contro la pubblica amministrazione - quali la corruzione e la rivelazione di segreto d'ufficio - e all'accesso abusivo ad un sistema informatico. 

Vengono altresì contestati i seguenti reati-fine :

MONTANTE, DI SIMONE PERRICONE, DE ANGELIS e GRACEFFA: i reati di l'accesso abusivo ad un sistema informatico e di rivelazione di segreto d'ufficio. Ai soli primi tre viene altresì contestato il reato di corruzione per atti contrari ai doveri del proprio ufficio;

MONTANTE e D'AGATA : reato di corruzione per atto contrario ai doveri del proprio ufficio; al secondo è contestato anche il reato di rivelazione di segreti d'ufficio;

MONTANTE, ROMANO ed ORFANELLO : reato di corruzione per atti contrari ai doveri del proprio ufficio;

MONTANTE e ROMANO : reato di corruzione commesso in concorso con appartenente alla Guardia di Finanza ;

ROMANO : ulteriore reato di corruzione commesso in concorso con appartenente alla Guardia di Finanza;

 

L'oggetto principale del procedimento va individuato nell'illecito sistema di potere che l'industriale nisseno Antonio Calogero MONTANTE, Presidente della locale Camera di Commercio, ha ideato e attuato nel tempo, grazie ad una ramificata rete di relazioni e complicità intessuta con vari personaggi inseriti ai vertici dei vari settori delle istituzioni.

L'odierna indagine ha preso le mosse dalle dichiarazioni rese nel corso del 2014 dal collaboratore di giustizia Dario DI FRANCESCO, già reggente della famiglia di Serradifalco, il quale ha fornito specifiche indicazioni sulla "vicinanza" del MONTANTE all'ambiente mafioso nisseno, in particolare a personaggi di spicco dell'organizzazione cosa nostra quali, tra gli altri, i boss ARNONE Paolo e ARNONE Vincenzo (entrambi uomini d'onore al vertice della famiglia di Serradifalco e testimoni di nozze del MONTANTE), personaggi di cui proprio il DI FRANCESCO è stato a lungo stretto collaboratore, succedendo poi proprio all'ARNONE Vincenzo nella reggenza della famiglia mafiosa.

Tale qualificato apporto conoscitivo, proveniente da soggetto inserito nel contesto territoriale ove il MONTANTE è nato ed ove mantiene ancor oggi stretti legami affettivi, valorizzava oltremodo le dichiarazioni "de relato" che, invero con minor grado di pregnanza indiziaria, i collaboratori BARBIERI Carmelo, RIGGIO Pietro e RIGGI Aldo avevano in precedenza reso a carico dell'indagato.

Le risultanze investigative, arricchitesi nel tempo grazie al contributo fornito da due ulteriori collaboratori di giustizia, FERRARO Salvatore e Ciro VARA, pur confermando il dato relativo ai diretti rapporti in passato intrattenuti dal MONTANTE con uomini di vertice dell'organizzazione cosa nostra, non sono risultate sufficienti per affermare, in modo processualmente spendibile, la configurabilità del reato di concorso esterno in associazione mafiosa ipotizzato a carico dell'indagato.

Tali elementi appaiono tuttavia offrire la cornice all'interno della quale incastonare le ulteriori acquisizioni procedimentali, fornendo la corretta chiave di lettura tanto della "linea legalitaria" cui il MONTANTE, a parole, ha improntato la sua azione e di cui si è fatto paladino in seno a Confindustria, quanto di quella rete di relazioni che ha dato vita a quello che è stato definito nel corpo delle richiesta cautelare il "sistema MONTANTE".

Sono state le dichiarazioni rese da due imprenditori un tempo assai vicini al MONTANTE, l'ex Assessore regionale Marco VENTURI e l'ex Presidente dell'IRSAP Alfonso CICERO, a disvelare come la rete di relazioni che il MONTANTE era riuscito ad instaurare sbandierando il vessillo della legalità, di cui si era fatto propugnatore e paladino, servisse in realtà ad occultare i rapporti che egli aveva in passato certamente intessuto e coltivato con esponenti di spicco della criminalità organizzata.

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