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Covid, le varianti fanno paura. Cts, Iss ed esperti: "Lockdown prima che sia tardi"
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Covid, le varianti fanno paura. Cts, Iss ed esperti: "Lockdown prima che sia tardi"

A lanciare la prima pietra ci aveva pensato ieri il consigliere del ministro Speranza, Walter Ricciardi che ha sottolineato la necessità di un lockdown temporaneo

Redazione
15 Febbraio 2021 20:02

Restrizioni subito prima che sia troppo tardi: è questo in sintesi quello che sostengono il Comitato tecnico scientifico, l'Istituto superiore di sanità e un gruppo di oltre mille esperti che fa capo all’Italian Renaissance Team contro Covid-19 fondato un anno fa dal farmacologo clinico Carlo Centemeri dell’Università Statale di Milano e che riunisce rappresentanti del mondo accademico, istituzionale e dell’industria.A lanciare la prima pietra ci aveva pensato ieri il consigliere del ministro Speranza, Walter Ricciardi che ha sottolineato la necessità di un lockdown temporaneo soprattutto per arginare il dilagare delle varianti. Uno stop totale che dovrebbe coinvolgere anche la scuola come è successo la scorsa primavera. Concetto ribadito anche stamani a Rainews24: "C'è una situazione epidemiologica oggi grave, ingravescente, incompatibile con gli assembramenti e pericolosa per l’arrivo di queste varianti molto insidiose dal punto di vista della contagiosità e della letalità, e anche in qualche caso capaci di sfuggire al vaccino". "Dobbiamo purtroppo in questo momento serrare un po' le fila - ha ribadito - e scegliere una strategia di aggressione nei confronti del virus e non di inseguimento. Quei paesi che non hanno chiuso gli impianti sciistici hanno fatto penetrare la variante inglese, come la Svizzera. Il rilassamento cui assistiamo porterà a un rialzo dei casi. Basta vedere cosa è successo in Gb: 1.600 morti al giorno, nonostante la più massiccia campagna vaccinale d’Europa". La proposta, insomma, è quella di "fare una chiusura mirata, concentrata nel tempo, per abbassare l’incidenza sotto i 50 casi su 100mila, ricominciare a testare e vaccinare a tutto spiano".
Sullo stessa linea di pensiero il virologo Andrea Crisanti: "Piuttosto che pensare a sciare e mangiare fuori, anche in Italia dovremmo decidere un lockdown come è stato un anno fa a Codogno. Ormai le zone rosse non bastano più". "Bisognava fare il lockdown a dicembre, prevenendo tutto questo, mentre ora siamo nei guai - ha sottolineato -. Come se ne esce? Con un lockdown duro subito per evitare che la variante inglese diventi prevalente e per impedire che abbia effetti devastanti come in Inghilterra, Portogallo e Israele".
Considerata la circolazione nelle diverse aree del paese "si raccomanda di intervenire al fine di contenere e rallentare la diffusione della variante VOC 202012/0, rafforzando/innalzando le misure in tutto il paese e modulandole ulteriormente laddove più elevata è la circolazione, inibendo in ogni caso ulteriori rilasci delle attuali misure in atto". È quanto afferma l’Istituto superiore di sanità nello studio di prevalenza della variante VOC 202012/01 (Regno Unito) in Italia, relativo alla indagine svolta lo scorso 4-5 febbraio.
Sulla richiesta di lockdown generale da parte del consigliere del ministro della Salute, Walter Ricciardi, "credo che il suo ragionamento sia allineato con quello che abbiamo pubblicato prima del periodo natalizio - spiega Nino Cartabellotta, il presidente della Fondazione Gimbe -. La strategia che il governo ha assunto è quello della convivenza con il virus, varando misure per evitare la saturazione degli ospedali". Chiudere tutto per 2 settimane significherebbe abbassare la curva per poter riprendere il tracciamento, ma secondo Cartabellotta, "non tutte le regioni sono pronte all’attività di testing e tracciamento. Dobbiamo decidere se siamo disponibili ad accettare una restrizione maggiore per abbassare la curva, oppure se accettiamo di avere un 2021 che andrà avanti con stop end go". Immaginare che la somministrazione del vaccino possa far migliorare la situazione "è molto difficile, sia per i tempi sia per l’incognita varianti - continua - L’obiettivo dovrebbe essere far circolare il virus meno possibile e non abbassare il carico sugli ospedali, tutti i Paesi invece hanno scelto la seconda via".
"Restrizioni immediate": la richiesta di mille esperti
Tempestive misure di contenimento a livello nazionale e non territoriale per limitare la diffusione del virus Sars-CoV-2: è uno dei punti cruciali dell’appello lanciato al Presidente del Consiglio, Mario Draghi, e al Ministro della Salute, Roberto Speranza, dal gruppo di oltre mille esperti che fa capo all’Italian Renaissance Team contro Covid-19 fondato un anno fa dal farmacologo clinico Carlo Centemeri dell’Università Statale di Milano e che riunisce rappresentanti del mondo accademico, istituzionale e dell’industria. Tra i firmatari l’ex direttore esecutivo dell’Agenzia Europea dei Medicinali (Ema) Guido Rasi e l’attuale responsabile della task force vaccini dell’Ema, Marco Cavaleri, il genetista Giuseppe Novelli, il virologo Francesco Broccolo e l'epidemiologo Massimo Ciccozzi. L’appello nasce alla luce dei dati epidemiologici più recenti, che indicano come da settimane in Italia si registri un numero costante, ma elevato, sia di casi positivi sia di decessi. Soprattutto si tiene conto degli indicatori di un peggioramento a livello delle regioni. L’azione di misure restrittive a livello nazionale è una delle sette proposte avanzate dal gruppo di esperti, insieme all’obbligo di indossare le mascherine del tipo FFP2 e la raccomandazione dei filtri endonasali come protezione ulteriore verso le varianti, all’incremento dei test, che dovrebbero essere obbligatoriamente i molecolari e gli antigenici di terza generazione. Si chiede inoltre l’obbligo di individuare eventuali differenze nel corredo genetico del virus SarsCoV2 con un test molecolare di screening per almeno il 20% dei tamponi risultati positivi per poter individuare le varianti britannica, sudafricana e brasiliana. Gli esperti chiedono inoltre di somministrare tutti e tre i vaccini attualmente disponibili in Italia anche agli ultrasettantenni e alle persone a rischio per malattie pregresse e di rimodulare i protocolli terapeutici per garantire l’accesso a tutti i farmaci oggi disponibili, compresi anticorpi monoclonali e antinfiammatori di ultima generazione.
 

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