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Coronavirus, in Gran Bretagna niente vaccino per i ragazzi tra i 12 e i 15 anni
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Coronavirus, in Gran Bretagna niente vaccino per i ragazzi tra i 12 e i 15 anni

La somministrazione dei vaccini in due dosi andrà garantita, sotto i 16 anni e sopra i 12, solo a circa 200.000 fra ragazzi e bambini residenti nel Regno classificati come vulnerabili

Redazione
03 Settembre 2021 19:50

Gli esperti del comitato medico-scientifico britannico indipendente che assiste il governo di Boris Johnson sulla campagna vaccinale anti Covid (Jcvi) hanno negato oggi la luce verde alla somministrazione - pur autorizzata dalle agenzie del farmaco - dei vaccini ai bambini e ragazzi sani fra i 12 e i 15 anni. Secondo l'organismo, il rapporto fra rischi e benefici per questa fascia d'età non suggerisce il via libera basato solo su considerazioni di cautela sanitaria generale, mentre la vaccinazione fra i giovanissimi rischierebbe di creare intoppi all'attività scolastica. L'estensione di massa della campagna vaccinale sotto i 16 anni era stata già oggetto di pareri contrari di diversi fra i più autorevoli accademici britannici nelle ultime settimane, inclusi alcuni consiglieri dell'esecutivo.

Mentre il governo di Boris Johnson non aveva mai aveva mai finora avanzato alcuna ipotesi esplicita di un coinvolgimento generalizzato dei giovanissimi, a differenza di quanto messo in cantiere in qualche altro Paese. Secondo la raccomandazione formalizzata oggi dal Jcvi (Joint Committee on Vaccination and Immunization) all'esecutivo di Londra, la somministrazione dei vaccini in due dosi andrà garantita, sotto i 16 anni e sopra i 12, solo a circa 200.000 fra ragazzi e bambini residenti nel Regno classificati come vulnerabili e a maggior rischio di contagio da Covid a causa di altre patologie pregresse: in particolare con diagnosi di disfunzioni croniche al cuore, malattie polmonari o del fegato.

L'esclusione dei bambini sani è stata motivata dagli specialisti d'Oltremanica dal combinato disposto fra i rischi marginali legati ai pur rarissimi effetti collaterali di casi d'infiammazione cardiaca rilevati nella somministrazione degli antidoti Pfizer e «l'insufficienza di evidenze» sperimentali sul vantaggio che tale vaccino potrebbe offrire loro dato il limitato impatto del coronavirus, specialmente in forma grave, su questa fascia d'età.

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