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Caltanissetta, meningite: migliorano condizioni del paziente. Il primario Averna: niente allarmismi
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Caltanissetta, meningite: migliorano condizioni del paziente. Il primario Averna: niente allarmismi

Migliorano, seppur lentamente, le condizioni del paziente di 60 anni ricoverato all'ospedale Sant'Elia con una diagnosi di meningite. Per lo scioglim...

Rita Cinardi
17 Gennaio 2017 19:01

Migliorano, seppur lentamente, le condizioni del paziente di 60 anni ricoverato all'ospedale Sant'Elia con una diagnosi di meningite. Per lo scioglimento della prognosi però bisognerà attendere le prossime 48 ore, durante le quali sarà somministrata la terapia antibiotica. "L'esame del liquor ha confermato che si tratta di una meningite quasi sicuramente batterica - ha dichiarato il direttore dell'Unità Operativa di Malattie Infettive, Alfonso Averna - allo stato il paziente non è più in stato di agitazione e le sue condizioni migliorano lentamente". Nessun rischio invece per chi ieri, all'arrivo delpaziente si trovava in pronto soccorso. "Il paziente - ha riferito Averna - è stato immediatamente inquadrato e isolato". Niente allarmismi comunque, ha sottolineato il primario, con il quale abbiamo approfondito il tema della meningite. I numeri di casi, infatti sarebbero rimasti quasi immutati e il contagio non è così semplice così come molti, erroneamente, credono. "Nel 2016 - spiega il dottore Averna - abbiamo registratonel nostro reparto 8 casi di meningite, di cui 6 virali (la forma meno grave) e due batteriche. Addirittura nel 2015 abbiamo avuto qualche caso in più. E così avviene in tutta Italia tranne in Toscana che è l'unica regione in cui i casi sono raddoppiati. La meningite è una infezione delle meningi, cioè le membrane che avvolgono il cervello. Può essere causata da virus, e in questo caso si risolve senza danni o da batteri che causano sintomi più gravi: la morte nel 10 per cento dei casi e complicanze nel 30 per cento. I batteri responsabili possono essere numerosi. In tutta Italia nel 2016 si sono verificati 940 casi di meningite da pneumococco (dati dell'Istituto Superiore della Sanità) e 178 da meningococco, meno diffusi e più pericolosi. Il meningococco si divide in ceppi A, B, C, W135 e Y. I più diffusi in Italia sono B e C. L'incidenza della malattia per tutti i tipi di batteri è paragonabile o di poco superiore agli anni passati, eccezion fatta per la Toscana dove vi è una maggiore incidenza di meningite da meningococco. Nella regione del centro nord siamo passati infatti da 15 casi nel 2014 a 61 casi tra il 2015 e il 2016. La meningite batterica - continua il primario - si trasmette per via aerea. Si tratta, però, di microbi poco resistenti che sopravvivono solo per pochi minuti fuori dall'organismo. Per questo motivo è necessario un contatto molto stretto e prolungato affinché possa verificarsi il contagio. La stragrande maggioranza dei contagi non avviene stando a contatto con i malati ma tramite i portatori sani. Vi è infatti una certa quota della popolazione che ospita i microorganismi nelle proprie vie respiratorie senza saperlo e senza avvertirne i sintomi. In ogni caso quando una persona si ammala scattano immediatamente le misure di profilassi (antibiotici) che vengono somministrate solo a coloro che entrano in stretto e prolungato contatto con il paziente. I vaccini consigliati in Italia: ai bambini di un anno per il ceppo di tipo B, al 2° anno di vita per il ceppo di tipo C mentre agli adolescenti viene praticato il tetravalente (A, C, W, Y). Per gli adulti non è obbligatorio tranne in casi particolari: pazienti affetti da malattie croniche o per chi deve recarsi in toscana. L'efficacia del vaccino ha inizio dopo 2 o 3 settimane dalla somministrazione. La protezione però non è totale. Esistono infatti alcune persone, pochi casi, che si sono ammalate comunque ma in maniera lieve. Il vaccino può provocare rossore, febbricola o lievi intolleranze che non debbono allarmare. In definitiva non si può assolutamente parlare di allarme meningite per tre motivi: in primo luogo perché il numero dei casi è rimasto invariato, in secondo luogo perché chi entra a stretto contatto con il paziente viene sottoposto a profilassi e terzo perché esistono i vaccini".

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