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Caltanissetta, la morte di Mirko La Mendola: forse si è ucciso impugnando la pistola con due mani
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Caltanissetta, la morte di Mirko La Mendola: forse si è ucciso impugnando la pistola con due mani

È uno dei passaggi chiave della relazione tecnica del reparto investigazioni scientifiche di Messina

Redazione
29 Marzo 2022 08:50

Non è escluso che qualcuno possa avere afferrato l'arma insieme alla vittima durante lo sparo. Ma l'ipotesi più plausibile è che si sia trattatto di suicidio, consumato impugnando l'arma con due mani. È uno dei passaggi chiave della relazione tecnica del reparto investigazioni scientifiche di Messina nel procedimento per la morte del ventiseienne Mirko Antonio La Mendola (i familiari sono assistiti dall'avvocato Rosario Didato) che si è tolto la vita con un colpo di pistola la sera del 25 agosto dello scorso anno in una spiaggia di Porto Empedocle. E sul banco degli imputati, dinanzi tribunale per i minorenni di Palermo, è stato chiamato un diciassettenne (difeso dall'avvocato Calogero Buscarino) finito in giudizio per istigazione o aiuto al suicidio.

Gli stessi esperti del Ris, partendo dalla premessa che «non si può escludere l'azione di una seconda persona», hanno però chiarito che «si può escludere che il colpo sia stato esploso da una seconda persona che impugnasse indipendentemente, ossia da solo, l'arma, senza la partecipazione di La Mendola». La vittima, sempre per i carabinieri, potrebbe avere impugnato la pistola con entrambe le mani premendo il grilletto con il pollice. La prova dello stub ha evidenziato tracce di polvere da sparo su entrambe le mani. Altro dettaglio emerso è che la vittima, al momento dello sparo, era in ginocchio come avrebbe confermato la posizione del corpo. Anche se gli stessi esperti di Messina hanno evidenziato che «la scena è stata alterata» sia dai primi militari intervenuti che dal personale medico arrivato in zona. Per cui, secondo lo stesso Ris, non sarebbe possibili leggere correttamente alcuni particolari, a partire dalla precisa posizione in cui è stato rinvenuto il corpo dopo lo sparo e, in particolare, la posizione delle braccia che avrebbe contribuito a una ricostruzione più dettagliata.

Così come, altro aspetto analizzato, la caduta del corpo sulla sabbia senza alcuna resistenza da inginocchiato. Sarebbe confermato da una ferita al costato destro che sarebbe stata causata dall'impatto tra lo stesso corpo in caduta e l'arma che nel frattempo era finita davanti allo stesso ragazzo ormai senza vita. Sono alcuni dei passaggi chiave del rapporto del reparto investigazioni scientifiche del capoluogo peloritano che ha esaminato otto reparti appartenenti alla vittima  tra prova dello stub in entrambe le mani, gli indumenti indossati, un orologio e la Beretta utilizzata per l'estremo gesto.

Conclusioni, quelle dei militari, che si sviluppano nell'arco di una dozzina di pagine con tanto di foto scattate subito dopo sul luogo della tragedia - e che sono state analizzate ai raggi X  - e illustrazioni su possibili ricostruzioni dell'accaduto. A riscontro, peraltro, di quanto avrebbe anche dichiarato qualche testimone. C'è tutto questo nel minuzioso lavoro del Ris che ha analizzato tutti i reperti raccolti in zona quella notte alla ricerca di ogni più minuscolo dettaglio. Il resto lo avrebbero fatto le indagini degli stessi carabinieri sotto il coordinamento della procura minorile di Palermo. (Vincenzo Falci, Giornale di Sicilia)

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