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"Volevano uccidere un carabiniere". Bloccato commando tra Caltanissetta e San Cataldo, fermate cinque persone
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"Volevano uccidere un carabiniere". Bloccato commando tra Caltanissetta e San Cataldo, fermate cinque persone

La masseria della famiglia La Placa Cinque persone sono state fermate stanotte dalla Direzione distrettuale antimafia di Caltanissetta e dai carabin...

Redazione
28 Novembre 2014 10:48

"Volevano uccidere un carabiniere". Bloccato commando tra Caltanissetta e San Cataldo, fermate cinque persone La masseria della famiglia La Placa Cinque persone sono state fermate stanotte dalla Direzione distrettuale antimafia di Caltanissetta e dai carabinieri della Compagnia nissena perché sospettate di aver tentato un agguato ad un carabiniere. I decreti di fermo urgente di indiziato di delitto sono stati effettuati tra Caltanissetta, San Cataldo e Resuttano. Si tratta di Michele Giarratana, 40 anni di Caltanissetta, con precedenti penali; Maurizio Porcello, 44 anni, pastore di Resuttano con precedenti penali; Salvatore Macaluso, 18 anni di Resuttano con precedenti penali, Salvatore Faulisi 38 anni di San Cataldo con precedenti penali e Raimondo Scalzo, netturbino di San Cataldo di 32 anni, pure lui con precedenti. Un'inchiesta - denominata "Enclave" - nata da una serie di reati e violazioni commesse in una azienda agricola nelle campagne di Resuttano di proprietà di Maria Antonietta Dell'Edera e Katia La Placa - una vastissima proprietà di recente confiscata dal Tribunale - dove lavorava anche Tony Ciavarello, genero del capomafia Totò Riina. Il commando è stato fermato perché come accertato dagli inquirenti si era dotato di armi. Da qui era maturato l'arresto, il 6 novembre scorso, del resuttanese Salvatore Di Prima, 73 anni, che era stato trovato in possesso di un fucile da caccia calibro 16 e 22 cartucce dello stesso calibro e di varie marche. L'inchiesta della Dda nissena e degli investigatori dell'Arma ha subìto una accelerata perché dopo l'arresto di Di Prima sono stati raccolti alcuni allarmanti retroscena che riguardavano l'organizzazione di un atto intimidatorio con armi da sparo verso un maresciallo dei carabinieri che il gruppo criminale aveva voluto punire perché troppo ligio al dovere. Attualmente i fermati sono accusati di concorso aggravato in ricettazione, porto e detenzione abusiva di armi. Attualmente i cinque fermati sono stati trasferiti nelle carceri di Caltanissetta e San Cataldo, in attesa che il gip si pronunci sulla convalida del fermo.

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