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cronaca
13-02-2019
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'Operazione Mare Magnum' a Caltanissetta: il video dell'operazione

Questa mattina la Polizia di Stato di Caltanissetta ha dato esecuzione a 15 ordinanze di applicazione di misura cautelare, di cui 14 in carcere e una ai domiciliari, emesse dal G.I.P. del Tribunale di Caltanissetta, su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia presso la Procura della Repubblica. Tutti gli indagati sono accusati di aver fatto parte di un’associazione per delinquere finalizzata al traffico e spaccio di stupefacenti, principalmente del tipo hashish, operante tra Palermo, Caltanissetta e la provincia di Agrigento. L’operazione di polizia giudiziaria si è svolta con l’ausilio di unità cinofile della Polizia di Stato, di pattuglie del Reparto Prevenzione Crimine e con la collaborazione delle Squadre Mobili di Palermo e Agrigento. Sono finiti in carcere: i nisseni Capuzzo Antonio, 32 anni; Turco Francesco, 35 anni; Pesce Michele Christian, 36 anni; La Iacona Andrea, 35 anni; Tripisciano Michele Giuseppe, 33 anni (attualmente sottoposto a detenzione domiciliare); Ventura Marco Michele, 32 anni; i palermitani Ferdico Francesco Paolo, 54 anni; Ferdico Giuseppe, 44 anni (attualmente detenuto); Gagliano Gaetano, 31 anni; Lena Francesco, 34 anni; Giallanza Daniele, 46 anni (attualmente sottoposto agli arresti domiciliari); La Cara Pietro, 42 anni (attualmente sottoposto all’obbligo di dimora); l’agrigentino Catania Francesco, 35 anni, di Siculiana (AG); il pietrino Di Marca Giovan Battista, 42 anni di Pietraperzia (attualmente detenuto). Agli arresti domiciliari è finita Gagliano Gaetana, moglie di Francesco Paolo Ferdico. L’indagine ha permesso di individuare il canale di rifornimento; i soggetti coinvolti, dai fornitori ai consumatori finali; il ruolo di ogni singolo attore; l’entità della sostanza stupefacente commercializzata, quantificabile in 2/3 chili ogni 15/20 giorni. Per quanto riguarda il traffico di cocaina, lo spaccio condotto dal Ventura Marco Michele veniva costantemente alimentato dal Di Marca Giovan Battista. L’attività investigativa, condotta dalla Squadra Mobile di Caltanissetta e coordinata dalla DDA della locale Procura, si è svolta in due tronconi: il primo relativo al periodo 2009/2014 e il secondo nel periodo 2017/2018. Tutto il corso delle indagini ha permesso di evidenziare il ruolo di capo dell’associazione assunto dal Ferdico Francesco Paolo – tradizionalmente vicino alla famiglia di cosa nostra nissena facente capo a Palermo Angelo - il quale, negli ultimi tempi, si era trasferito a Porto Empedocle (AG), dove si era perfettamente inserito nell’ambiente criminale di quel luogo tanto da usufruire di un appartamento riconducibile alla famiglia mafiosa locale dei “Messina”. Ferdico Francesco Paolo, nonostante si fosse allontanato da Caltanissetta probabilmente perché si sentiva attenzionato dalle Forze dell’Ordine, continuava a mantenere saldi – unitamente a sua moglie Gagliano Gaetana che lo collaborava nella gestione del traffico e spaccio di stupefacenti condotta dai membri dell’associazione per delinquere che facevano capo a suo marito - i rapporti con Palermo, sua città natale, dove coordinava e gestiva le varie forniture di droga che venivano effettuate per le zone di Caltanissetta e Agrigento da Giallanza Daniele. A sua volta, Giallanza Daniele organizzava i trasporti attraverso i suoi corrieri, Lena Francesco, suo nipote acquisito, e La Cara Pietro, consuocero del Giallanza, arrestato, in flagranza di reato, perché sorpreso nel possesso di 10 kg. di hashish, nei pressi dello svincolo per Racalmuto sulla SS640, nel mese di aprile del 2017. In questo contesto, s’inseriva a pieno titolo Ferdico Giuseppe, fratello di Ferdico Francesco Paolo, al quale veniva affidato il compito di reperire lo stupefacente a Palermo e di trasportarlo, direttamente in prima persona o mediate soggetti di volta in volta reclutati, a Caltanissetta. Analogamente, Gagliano Gaetano – parente di Gagliano Gaetana - era parte integrante del sodalizio dedito allo spaccio di sostanze stupefacenti, avendo svolto il ruolo di corriere della droga da Palermo a Caltanissetta, intrattenendo numerosissime conversazioni con Capuzzo Antonio. Ancora, le indagini eseguite a carico di Lena Francesco permettevano di dimostrare che lo stesso – seguendo le direttive del Giallanza - riforniva di hashish, soggetti di Caltanissetta, individuati in Capuzzo Antonio, Tripisciano Michele Giuseppe e La Iacona Andrea e un soggetto di Siculiana (AG), Catania Francesco. Conformemente alle risultanze emerse nel corso del primo troncone d’indagine, le investigazioni condotte a carico di Capuzzo Antonio permettevano di riscontrare che lo stesso, mentre continuava a svolgere la sua attività di spaccio ancora presso la sua abitazione di Caltanissetta, si rapportava con Giallanza Daniele, da lui chiamato rispettosamente “Zio”, e Lena Francesco. Inoltre, le attività tecniche a carico di Turco Francesco non rilevavano particolari difformità dal primo troncone delle indagini, continuando l’indagato, la sua attività di spaccio al posto di Ferdico Francesco Paolo nell’attività di macellaio presso una nota azienda nissena. Appare doveroso rilevare che le investigazioni a carico di Pesce Michele Christian evidenziavano continui e costanti rapporti con suo suocero Ferdico Francesco Paolo, con il quale s’incontrava periodicamente per dei sospetti scambi carne/pesce, ovvero gli portava della carne da Caltanissetta per ricevere da lui del pesce da consumare presso il locale da lui gestito denominato “Bar Clapton”. Per quanto riguarda Ventura Marco Michele, l’attività d’indagine permetteva di raccogliere positivi riscontri sulla sua attività di spaccio di sostanze stupefacenti del genere cocaina che gli veniva fornita esclusivamente da Di Marca Giovan Battista di Pietraperzia.

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Caltanissetta, la droga viaggava nascosta nella carne: a capo dell'associazione Francesco Ferdico
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