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Terremoti e beni culturali: le proposte di Italia Nostra contro i disastri ambientali
Cronaca
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Terremoti e beni culturali: le proposte di Italia Nostra contro i disastri ambientali

E’ urgente e prioritario adottare un “Piano nazionale di tutela e prevenzione” contro i disastri naturali e una strategia di intervento post catastrof...

Redazione
28 Febbraio 2017 14:43

E’ urgente e prioritario adottare un “Piano nazionale di tutela e prevenzione” contro i disastri naturali e una strategia di intervento post catastrofe nelle zone terremotate, con ruoli istituzionali chiari, cifre certe e un’informazione trasparente. In una situazione di disordinata emergenza, resa ancora più concreta dalle recenti dimissioni del direttore del Centro nazionale Terremoti e del responsabile tecnico della Rete Sismica Nazionale Centralizzata, Italia Nostra reputa necessario passare al più presto dall’emergenza alla pianificazione. Il Paese ha bisogno, infatti, di un piano adeguatamente organizzato e finanziato, per mettere in sicurezza il territorio nazionale, con particolare riferimento al patrimonio culturale danneggiato o completamente distrutto. Italia Nostra ritiene non più rinviabile la definizione di una strategia interministeriale sulla prevenzione e sulla mitigazione dei rischi. In Italia gran parte della popolazione e dei beni culturali e territoriali sono in costante pericolo sismico. Tuttavia, a livello nazionale, non esiste un protocollo integrato di intervento per le principali amministrazioni coinvolte nell’emergenza post-catastrofe né a livello urbanistico, né di tutela patrimoniale. La pericolosità sismica, sommandosi a quella idrogeologica e a un ambiente mal governato, genera danni e costi elevatissimi non più sostenibili. Solo per l’ultimo terremoto, quelli quantificati finora dalla Protezione Civile ammontano a 23,5 miliardi di euro, di cui 12,9 per danni relativi agli edifici privati e 1,1 per quelli pubblici, e 2,5 miliardi i danni al patrimonio culturale anche se altre stime di esponenti ufficiali delle azioni di emergenza per il patrimonio culturale hanno indicato somme doppie o triple rispetto a questa. Necessario, dunque, fare chiarezza. COSA E’ STATO FATTO FINORA L’Unità di crisi nazionale del MiBACT, sulla base dei dati forniti a Italia Nostra, ha effettuato, in più fasi corrispondenti alle successive scosse di maggiore entità (26 e 30 ottobre 2016 e 18 gennaio 2017), circa 1.500 rilievi, 1.300 azioni di supporto a richiesta dei sindaci, circa 160 operazioni di messa in sicurezza su monumenti e recuperato circa 11.000 beni mobili – quadri, statue, arredi sacri – in alcuni casi gravemente danneggiati o perduti definitivamente. Tanto ancora si trova sotto le macerie poiché i recuperi vengono fatti tenendo conto delle situazioni di sicurezza per far operare le squadre di intervento. Tutto il recuperato a oggi, è stato trasportato nei depositi delle quattro regioni colpite; moltissimi, quindi, i manufatti di interesse artistico e storico che si dovranno restaurare e restituire ai territori e alle comunità di appartenenza, perché fortemente identitari di ciascun territorio. Parallelamente i crolli che hanno interessato le chiese, monumenti, dimore storiche, abazie, rendono necessario il recupero, il censimento, la numerazione e la catalogazione, una per una, delle pietre e del materiale di questi immobili. Italia Nostra ha chiesto particolare attenzione per la geolocalizzazione di ogni singolo oggetto rimosso dal contesto originario, essendo tecnicamente possibile seguirlo in tutti i successivi spostamenti fino all’auspicabile ritorno nella comunità d’origine. COSA NON HA FUNZIONATO Nel corso di questi sei mesi, dalla prima scossa di terremoto del 24 agosto, si segnala soprattutto: il ritardo nella messa in sicurezza delle strutture edilizie dopo la prima scossa, comprese quelle di interesse storico monumentale artistico; il mancato rispetto delle norme di tutela dell’ambiente, dei piani idrogeologici, dei piani regolatori, dei Piani Paesistici Ambientali aggirati con varianti urbanistiche approvate dai consigli comunali; lo stato di colpevole abbandono, in cui sono state lasciate le famiglie rimaste sui luoghi interessati dagli eventi, in attesa ormai da mesi di case provvisorie e di nuove stalle prefabbricate per mettere in salvo gli allevamenti di animali, principale fonte di reddito di quelle zone. COSA RESTA DA FARE Dopo ben 3 decreti di intervento statale sulla situazione post sismica, Italia Nostra ritiene necessario che le autorità predisposte facciano chiarezza da subito su alcuni nodi che rallentano l’azione di soccorso e ripristino. In particolare, vanno chiariti i modi di erogazione e gestione dei fondi per gli interventi urgenti: sembra che talvolta non sia agevole e conveniente accedervi da parte dei cittadini. Si ritiene molto pericoloso, inoltre, far passare in questa fase il messaggio (assai subdolo!) che occorra “semplificare” la tutela e le sue procedure per contrastare gli effetti del sisma. Altrettanta chiarezza va fatta sul ruolo di sindaci, soprintendenze e altri interlocutori istituzionali. Non corrisponde al vero, per esempio, che i sindaci non siano abilitati a effettuare azioni urgenti di messa in sicurezza sui beni culturali, essendo questa una loro facoltà ordinaria, rafforzata anzi dal DL 17.10.2016, n. 189. In base agli articoli 27 e 149 del legislativo 22 gennaio 2004, n.42, i Comuni interessati possono eseguire gli interventi indispensabili, ivi inclusi quelli di messa in sicurezza degli edifici, per evitare ulteriori danni ai beni culturali e paesaggisti presenti nei propri territori. Ma il timore di Italia Nostra è che i Comuni terremotati non dispongano di personale, attrezzature, risorse, fondi immediatamente utilizzabili. LE PROPOSTE DI ITALIA NOSTRA Sui beni culturali, occorre recuperare forze operative, efficacemente impiegate in coordinamento con le Soprintendenze, ed economicamente sostenute anzitutto dallo Stato, attraverso il coinvolgimento delle Regioni e di tutti gli enti territoriali, delle pubbliche amministrazioni, Università, istituti specialistici e di ricerca, associazioni di tutela. Urgenti norme certe, scientificamente fondate e soprattutto politiche coordinate intersettorialmente: indagini sulla natura dei suoli e sull’edificato per circoscrivere le aree di ricostruzione lasciandovi intatto il tessuto urbanistico; studi di vulnerabilità; manuali e codici di buone pratiche per definire gli interventi più efficaci e meno distruttivi sul patrimonio esistente; fondi e risorse professionali e tecnologiche. Particolare attenzione deve essere posta alla qualità ed efficacia del sostegno per il recupero dei beni di interesse culturale di proprietà privata, non soltanto per i beni pubblici e per quelli ecclesiastici, con l’obiettivo di assicurare un recupero territoriale integrato: il terremoto non conosce i confini di proprietà. Bisogna far evolvere la normativa esistente dalla considerazione dei singoli manufatti edilizi a una visione territoriale di area vasta; ricostruire in sintonia con la tradizione dell’edilizia storica e con i paesaggi rurali e urbani storici, senza rinunciare alla sicurezza, con rigorosi criteri antisismici, intervenendo con la metodologia del miglioramento prevista per gli edifici vincolati. Nell’ottica di superamento delle pratiche emergenziali, i beni culturali devono rientrare in un sistema preventivo che, attraverso censimenti, monitoraggi costanti e manutenzione ordinaria e straordinaria, formazione professionale e delle maestranze artigiane, li tuteli dagli effetti dei disastri sismici o di altra natura, o quanto meno ne limitino i danni grazie a tutte le misure scientificamente e tecnicamente possibili. In questa direzione, Italia Nostra sta lavorando a un “Accordo di cooperazione” con le Università finalizzato alla realizzazione diricerchee progetti cantierabili a “sisma avvenuto o a sciame sismico in corso”. Un’attività di ricerca condotta sul campo come esperienza concreta di tutela attiva, argomento che sta molto a cuore a Italia Nostra ed è tra i fini che si pone l’Università. Prioritario, infine, è non recidere i legami tra popolazioni e luoghi di vita. Perché ciò possa accadere, sarà essenziale tutelare le attività produttive del territorio, dall’artigianato all’agricoltura, dal commercio alla piccola e media impresa. La popolazione deve essere aiutata in ogni modo a rimanere nella propria terra, diversamente a rischio di spopolamento e abbandono. La speranza di rimanere o di un ritorno deve sussistere forte e concreta.

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