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Schiavi di oggi: a nero pagati 2 euro all’ora in un call-center di Palermo
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Schiavi di oggi: a nero pagati 2 euro all’ora in un call-center di Palermo

Il rapporto di lavoro era stato mascherato con un contratto a progetto fittizio, basato sulla vendita di un quantitativo minimo di prodotti che ciascu...

Redazione
31 Luglio 2013 10:38

Il rapporto di lavoro era stato mascherato con un contratto a progetto fittizio, basato sulla vendita di un quantitativo minimo di prodotti che ciascuno di loro avrebbe dovuto garantire all'azienda ogni bimestre. Mediamente, i compensi per ciascun lavoratore si aggiravano intorno ai 350 mensili. Più o meno due-tre euro all'ora. Un call center con 37 impiegati tra i 19 e i 50 anni completamente in nero è stato scoperto dalla Guardia di finanza di Palermo, insieme al personale dell'Ispettorato provinciale del lavoro, nonchè a quello delle Direzioni provinciali dell'Inps e dell'Inail. Dei 37 lavoratori, 22 sono stati individuati direttamente nel call center, mentre lo sviluppo dei successivi accertamenti ha consentito di risalire ad altri 15 impiegati che, pur non essendo più in forza all'azienda, vi avevano comunque lavorato totalmente in nero nel corso del 2012. Il titolare del call center accreditava lo stipendio in nero su carte prepagate postepay che venivano fornite ai dipendenti o veniva loro richiesto di procurarsi. A fronte di questo, i lavoratori non hanno mai ricevuto una lettera di assunzione, né sottoscritto un regolare contratto di lavoro o firmato quietanze di pagamento, percependo una retribuzione oscillante tra i 2 e i 3 euro per ogni ora trascorsa davanti a un computer, con cuffie collegate a una postazione telefonica. Questo sistema ha consentito all'imprenditore sia di aggirare i contratti nazionali di settore risparmiando oltre 40 mila euro, sia di ottenere risparmi illeciti in termini di contribuzione assistenziale e previdenziale; infatti per le 2.400 giornate lavorative ricostruite dai finanzieri per tutti i lavoratori individuati nell'arco di un semestre, il titolare del call center avrebbe dovuto versare contributi pari a 20 mila euro. Le Fiamme Gialle stanno esaminando adesso la contabilità dell'azienda per accertare ulteriori frodi all'erario.

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