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"Scambio di provette all'ospedale Sant'Elia", esperta scagiona Vito Milisenna e la figlia
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"Scambio di provette all'ospedale Sant'Elia", esperta scagiona Vito Milisenna e la figlia

Il test sarebbe stato falsato da un farmaco assunto dalla ragazza e, in più, i due prelievi fatti a genitore e figlia sarebbero stati differenti

Redazione
13 Settembre 2018 10:18

"Scambio di provette", esperta scagiona dirigente Asp e la figlia. Né sarebbe stato possibile uno scambio di provette, né quel test dell'etilometro sarebbe stato attendibile. Anzi, piuttosto, sarebbe stato falsato da un farmaco assunto dalla ragazza risultata positiva al test dell'etilometro. A tirar via le castagne dal fuocoo per il direttore di Medicina Legale dell'Asp 2 di Caltanissetta, la figlia e un medico del pronto soccorso del Sant'Elia, è stata un'autorevole esperta incaricata dalla difesa dello stesso dirigente. Così al processo che vede sul banco degli imputati Vito Milisenna (difeso dagli avvocati Dino Milazzo e Sergio Monaco) direttore di medicina legale dell'Asp 2, il medico del pronto soccorso dell'ospedale Sant'Elia Maria Tumminelli (assistita dall'avvocato Diego Perricone) - accusati di due ipotesi d'induzione indebita a dare o promettere utilità con l'aggravante di aver occultato un altro reato e, il solo diriente, anche d'induzione in errore e la falsità ideologica in certificati commessa da persona esercente un servizio di pubblica necessità. E con loro, Costanza Maria Milisenna (avvocato Dino Milazzo), figlia del dirigente e che è stata tirata in ballo per guida in stato di ebbrezza. E, secondo la tesi accusatoria, il genitore avrebbe poi scambiato la provetta di sangue di sua figlia con la sua, per evitare che la ragazza risultasse positiva all'alcol test. Ma ieri il consulente della difesa, la tossicologa forense Maria Chiara David - peraltro biologa specialista in patologia clinica, consulente della polizia, perito del tribunale di Roma e, tra l'altro, anche docente di medicina legale all'università "Tor Vergata" di Roma - ha seccamente smentito il teorema dell'accusa. Asserendo che Milisenna junior assumeva a quel tempo un farmaco - e la ragazza avrebbe informato di questo anche i poliziotti -il "Froben" - un antinfiammatorio che altererebbe l'alcol test. Sottolineando, peraltro, che se la ragazza avesse realmente avuto quei valori, avrebbe dovuto palesare senso di vertigini, stordimento, barcollamento e disconnessione del linguaggio. Sintomi che, invece, la giovane non avrebbe accusato. E, altro aspetto su cui s'è soffermata l'esperta, è il presunto scambio di provette. Impossibile, secondo il consulente della difesa, perché le etichette degli stessi contenitori non sono più modificabili e, poi perché i prelievi a padre e figlia, quella notte, sarebbero stati differenti: emocromo per il genitore e non è possibile ricavare il tasso alcolemico e plasma per la figllia da cui, di contro, è possibile ricavare il tasso di alcol nel sangue. (Vincenzo Falci, Giornale di Sicilia del 12 settembre 2018)

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