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Trauma cranico pediatrico: la Croce Rossa invita a mantenere il “sangue freddo”
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Trauma cranico pediatrico: la Croce Rossa invita a mantenere il “sangue freddo”

I timori di un genitore per la salute di un bambino sono inversamente proporzionali alla sua età. Più è piccolo il bambino – e dunque incapace di inte...

Redazione
05 Giugno 2015 07:00

I timori di un genitore per la salute di un bambino sono inversamente proporzionali alla sua età. Più è piccolo il bambino – e dunque incapace di interagire con il medico – maggiore è la difficoltà di un intervento efficace. Il genitore o l’adulto che si prende cura del bambino, in questi casi, deve mantenere il “sangue freddo” e riuscire a intervenire tempestivamente e, senza lasciarsi prendere dal panico, agire seguendo i suggerimenti offerti dal Centro di Formazione della Croce Rossa di Caltanissetta. Il trauma cranico è frequentissimo in età pediatrica. Il primo passo è la prevenzione seguita da un pronto riconoscimento dei casi che richiedono un invio a un pronto soccorso se si presentano determinati sintomi elencati qui sotto. Le possibili variabili della dinamica di un trauma cranico in un bambino piccolo sono tali e tante che risulta assai difficile insegnare ai genitori quando sia il caso di chiamare soccorso: infatti traumi apparentemente modesti possono avere conseguenze più gravi di altri e questo in relazione, ad esempio, della sede del trauma oppure del tipo di superficie contro cui il bambino picchia la testa. Ricordiamo comunque che più piccolo è il bambino e più è alto il rischio di complicazioni. Comunque si è cercato, da parte dei pediatri, di indicare le situazioni in cui le conseguenze possono essere più gravi e quindi nelle quali la visita medica urgente rappresenta una necessità impellente. – Un’alterazione dello stato di coscienza; – quanto maggiore è la violenza del trauma (ad esempio negli incidenti stradali) o l’altezza dal piano di caduta (da un metro o più) o la durezza della superficie su cui si cade (cemento, linoleum, legno); – la comparsa di un ematoma del cuoio capelluto specie se in sede laterale del capo; – una forte irritabilità; – successivi episodi di vomito; – presenza di convulsioni; – un trauma senza testimoni ma con la possibilità di un meccanismo importante (ad esempio se si è sentito un tonfo e si è trovato il bambino ai piedi delle scale); – una perdita abbondante di sangue o comunque di liquido dal naso, dalla bocca o dalle orecchie. In tutti questi casi la visita da parte del pediatra è indispensabile e da effettuarsi con urgenza, ma ricordiamo ancora che, anche in traumi con meccanismi apparentemente irrilevanti, il rischio di sviluppare una lesione endocranica non è mai nullo. Trauma cranico pediatrico: come trasportare il bambino I pediatri del pronto soccorso segnalano come in caso di trauma cranico nel bambino quasi sempre il trasporto venga effettuato dai parenti stessi, ma questo andrebbe evitato per le possibili lesioni da movimenti incongrui e quindi si consiglia, per i traumi più gravi, di avvisare il servizio di emergenza del 118 utilissimo sia come prima assistenza che come trasferimento ottimale del bambino all’ospedale che verrà individuato come il più attrezzato per l’evenienza. Trauma cranico pediatrico: che fare in attesa dell’arrivo dell’ambulanza? Se il bambino è privo di coscienza o stordito o se è presente qualsiasi paralisi, non muovetelo assolutamente, mettete le vostre mani su entrambi i lati del capo e tenetelo nella posizione in cui lo avete trovato. – Se vomita, giratelo sul fianco tenendogli il collo e il capo immobili; – se è cosciente, fate del vostro meglio per tenerlo calmo; – se ha delle convulsioni, tenetegli le vie aeree libere, mettendo il bambino in posizione laterale per evitare, in caso di vomito, di avere delle inalazioni da materiale vomitato. Questo si ottiene mettendo in “posizione laterale di sicurezza” durante e dopo la crisi convulsiva. Per approfondire: Prevenzione e primo soccorso: i suggerimenti del Centro Formazione della Croce Rossa di Caltanissetta

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