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La Croce Rossa indica i fattori di rischio della morte cardiaca improvvisa
Salute
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La Croce Rossa indica i fattori di rischio della morte cardiaca improvvisa

Nel precedente approfondimento il centro di formazione della Croce Rossa di Caltanissetta ha illustrato le cause che portano alla morte improvvisa car...

Redazione
29 Maggio 2015 07:00

Nel precedente approfondimento il centro di formazione della Croce Rossa di Caltanissetta ha illustrato le cause che portano alla morte improvvisa cardiaca cercando di sensibilizzare i cittadini a informarsi meglio sulle manovre di rianimazione che potrebbero salvare la vita di chi, improvvisamente, può essere colpito da tale fenomeno. A seguire verranno indicati i fattori principali di rischio per quella che, sintetiticamente, viene definita “M.C.I.”. (Leggi tutto...) Fumo di sigaretta. Ètra i più importanti per la Coronaryheartdisease: in vari studi è documentato come il rischio di insorgenza della Mci aumenti del 20-30% nei soggetti che fumano in media 20 sigarette al giorno. Il grado di rischio si riduce fino ad un livello molto simile a quello dei non fumatori per chi cessa di fumare, ad 1-5 anni dalla cessazione, indipendentemente dal periodo di tabagismo, dall’età, dal sesso e dal paese di origine (Fuster, 2009; Cross, 2011). Recenti studi evidenziano l’aumento del rischio per Mci legato anche all’inalazione di fumo passivo (Cross, 2011). Uso di cocaina. Èsempre più diffuso, ormai accessibile a tutte le classe sociali. Soprattutto nei più giovani questa sostanza può scatenare eventi cardiaci potenzialmente letali. La capacità aritmogena della cocaina è assolutamente indipendente dal quantitativo assunto, dalla modalità di assunzione, dalle precedenti assunzioni, dalla presenza di cardiopatie sottostanti o fattori di rischio associati (Zipes, 2007). Utilizzo delle metamfetamine. Risulta aumentato tra i più giovani negli ultimi 10 anni. Hanno un effetto biologico molto simile a quello della cocaina, ma con proprietà vasocostrittrici minori. La tossicità cardiovascolare è comunque presente e comprende tachicardia, ipertensione ed aritmie. Ipokaliemia primitiva. Èsicuramente aritmogena, soprattutto verso aritmie ventricolari maligne, modificando la ripolarizzazione delle membrane ventricolari. La Mci rappresenta quindi una complicanza temuta e rilevante in pazienti in trattamento con diuretici (non risparmiatori di potassio) e con prescritta una dieta proteica liquida. Nei giovani, invece, è molto difficile riscontrare un abuso di diuretici, mentre, non è raro imbattersi in gravi disordini alimentari come l'anoressia e la bulimia nervosa, che portano ad importanti squilibri elettrolitici, quindi ad una possibile Mci (Zipes, 2007). Dieta. Soprattutto quella aterogena rappresenta un importante fattore di rischio. Il consumo di pesce almeno 1 volta la settimana e il supplemento di acidi grassi omega3 rappresentano un fattore di protezione per l’insorgenza della Mci grazie alle loro proprietà antiaritmiche, antitrombotiche e antinfiammatorie. Un regime alimentare con meno del 30% delle calorie proveniente dai grassi è generalmente più consigliato, mantenendo comunque un introito calorico necessario per il mantenimento del peso ideale (Fuster, 2009). Attività fisica. Ècontroverso il suo ruolo. Molti studi/autori sostengono che l’intenso sforzo fisico sia causa di Mci in soggetti anche sani, seppur, ovviamente, gli effetti dell’esercizio fisico intenso siano più pronunciati nei soggetti sedentari e non abituati a sopportare e quindi compensare lo sforzo fisico. Per quanto il rischio di morte improvvisa durante attività fisica sia effettivamente basso (1 su 1.5 milioni di persone) alcuni dati evidenziano come il rischio di Mci aumenti di 16 volte nei primi 30 minuti di attività fisica intensa (Fuster, 2009). Altrettanti studi mettono in luce l’importanza di una regolare attività fisica nella prevenzione di aritmie ventricolari e danni ischemici (Cross, 2011). L’abituale attività fisica sostenuta rappresenta in generale un fattore di protezione verso la Mci; ne deriverebbe che una regolare attività fisica moderata/intensa può ridurre la frequenza di mortalità e morbilità. Il rischio di Mci aumenta transitoriamente durante il periodo di sforzo fisico intenso, mentre la durata dell’attività non influisce: un esercizio breve produce gli stessi effetti di un esercizio più prolungato, a patto che il dispendio energetico finale sia simile (Zipes, 2007; Fuster, 2009). Stress emotivo. Soprattutto uno stato di collera può essere considerato un fattore predisponente e/o precipitante l’insorgenza della Mci, in rapporto ad una maggior scarica adrenalinica. Anche i cambiamenti recenti degli stili di vita nell’ambito della salute, del lavoro, della casa, generalmente avvenuti nei 6 mesi precedenti, possono associarsi, in maniera significativa, all’insorgenza di Mci. Èchiaramente consigliato uno stile di vita il più rilassato possibile, cercando di prendersi almeno 20 minuti al giorno per se stessi o comunque un momento di pausa completa (Zipes, 2007). Uso illecito di steroidi anabolizzanti. Rappresenta ad oggi diffuso nelle competizioni atletiche e nel body-building. La modalità di assunzione è a fasi intermittenti per diverse settimane o addirittura mesi; sostanze come il testosterone, lo stanozolo e il nandrolone vengono assunte in associazione e con dosi che superano di gran lunga (anche 100 volte superiori) le dosi mediche. Non esistono dati certi sull’entità del fenomeno a causa della segretezza che circonda l’utilizzo di queste sostanze; segnalazioni isolate riferiscono di giovani sotto i 35 anni che, in seguito all’abuso cronico di queste sostanze, hanno sviluppato una ipertrofia ventricolare sinistra, un aumento del volume ematico, una aterosclerosi coronarica grave, un’ipertensione e quindi di conseguenza un aumentato rischio di Mci (Zipes, 2007). Alcol. La maggior parte della popolazione occidentale lo consuma occasionalmente; nei Paesi privi di una chiara regolamentazione, l’etanolo è diffuso anche fra i minori di 18 anni. L’assunzione di alcol riduce l’incidenza di patologie cardiovascolari, ma per dare effetti benefici l’assunzione di etanolo deve essere moderata; gli studi indicano questo limite compreso tra le 3 e le 9 bevande alla settimana, mentre il consumo eccessivo ha effetti totalmente opposti, compromettendo seriamente il meccanismo di eccitazione/contrazione, riducendo di conseguenza la contrattilità del miocardio. Inoltre il forte consumo e abuso di alcol è associato ad una aumentata incidenza di Mci, indipendentemente dalla presenza di coronaropatia o anomalie strutturali cardiache sottostanti. Da innumerevoli studi è emerso che l’abuso cronico di 80 g di alcol al giorno aumenta di circa 3 volte l’incidenza di mortalità rispetto al consumo giornaliero di una quantità minore (Zipes, 2007; Fuster, 2009). Patologie cardiache. Analizzando le casistiche autoptiche, risulta che la maggior causa, e quindi fattore di rischio per Mci, sia la cardiopatia ischemica, seguita dalle cardiomiopatie primitive (10-15%) e dalle cardiopatie valvolari (5%). Sopra i 30 anni di età la causa più frequente di Mci è la cardiopatia ischemica su base aterosclerotica, mentre sotto i 30 anni è frequente il riscontro di cardiomiopatie ed anomalie delle arterie coronariche (Del Vecchio, 2008). Per approfondire: Prevenzione e primo soccorso: i suggerimenti del Centro Formazione della Croce Rossa di Caltanissetta Morte cardiaca improvvisa: la Croce Rossa spiega cosa è e come si previene

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