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Croce Rossa: “E' il cervello a mandare gli input uditivi”
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Croce Rossa: “E' il cervello a mandare gli input uditivi”

Rubrica a cura del Centro di formazione della Croce Rossa di Caltanissetta Questi acufeni sono i più frequenti e sono quelli che maggiormente necessi...

Redazione
05 Febbraio 2016 08:00

Rubrica a cura del Centro di formazione della Croce Rossa di Caltanissetta Questi acufeni sono i più frequenti e sono quelli che maggiormente necessitano di studio e terapia. Approfondiamo la conoscenza del problema perché ci sarà utile a comprenderne alcuni aspetti di tale patologia. Iniziamo col prendere coscienza di un concetto tanto semplice quanto poco chiaro: NOI SENTIAMO CON IL CERVELLO NON CON L’ORECCHIO ! L’orecchio è un sensore che percepisce i suoni, li elabora e li invia lungo una rete nervosa che, attraversando diverse stazioni di controllo, giunge finalmente alla corteccia cerebrale. Qui i messaggi provenienti dalle due orecchie si fondono in un unico suono stereofonico: infatti, benché le onde sonore entrino in due orecchie diverse e viaggino dentro 2 diverse vie nervose fino al cervello, ogni parola che sentiamo la percepiamo solamente 1 volta e non 2. Recentemente si è visto inoltre che dal cervello partono delle fibre nervose che viaggiano verso le stazioni intermedie attraversate dal segnale acustico nel suo viaggio verso il cervello. La via acustica presenta quindi un “canale in salita” che porta il segnale dall’orecchio verso il cervello, attraversando diversi circuiti elettrici intermedi. Proprio a tale livello arrivano dei fasci nervosi che provengono dal cervello e sono in grado di controllare i circuiti della via acustica consentendo o meno ai segnali in arrivo di raggiungere il livello di coscienza. Quindi il sistema nervoso è in grado di filtrare segnali particolari. Un classico esempio di controllo del segnale acustico è quello delle madri con un bambino piccolo: se di notte, mentre la madre dorme, qualcosa produce un rumore anche forte ma abituale e considerato dal cervello “normale”, come ad esempio il passaggio di automobili nelle strada vicina, la madre continua a dormire e non si sveglia. Se invece il neonato emette un vagito, anche debolissimo, la madre apre subito gli occhi, in quanto il suo cervello si è “sintonizzato” su quel tipo di suono e quindi lo percepisce anche se lievissimo. Quindi IL CERVELLO DELLA MADRE CONTROLLA L'INPUT UDITIVO!! Un meccanismo analogo sta alla base della guarigione dell’acufene. Voglio adesso spiegare come funziona questo naturale meccanismo di difesa che è efficace nella grande maggioranza dei pazienti, per tranquillizzare chi dovesse essere colpito dall’improvvisa comparsa di un rumore nell’orecchio. Infatti nei primi momenti dopo l’insorgenza del disturbo è normale che molti si domandino: dovrò tenermelo per sempre? Fortunatamente nella maggioranza dei casi la risposta è no!! Appena insorto l’acufene il nostro sistema nervoso cataloga tale segnale come “inutile e fastidioso”, lentamente lo identifica tra tutti gli impulsi in arrivo e, sfruttando i circuiti che abbiamo prima descritto, mette in atto una sorta di filtro che lo scherma, impedendogli di giungere a livello di coscienza. Per ottenere il risultato, a seconda della plasticità cerebrale del soggetto colpito, occorrono da alcune settimane ad alcuni mesi, durante i quali la percezione dell’acufene diviene sempre più incostante, il disturbo dapprima va e viene e poi lentamente sparisce. Trattandosi di una “guarigione attiva” è importante un buon funzionamento del sistema nervoso: notoriamente i pazienti più tranquilli e distaccati nei confronti del proprio disturbo guarsisono prima mentre quelli molto ansiosi a volte faticano parecchio. Proprio l’ansia, che purtroppo spesso si accompagna all’insorgenza del disturbo, è uno dei peggiori nemici della guarigione!! Ciò è dovuto all’interferenza negativa che l’agitazione ha su tutte le attività cerebrali e, quindi, anche su quelle necessarie a sopprimere l’acufene. Come già detto, normalmente i pazienti descrivono una graduale scomparsa del disturbo nell’arco di 2-3 mesi. E’ inoltre comune che, anche a distanza di anni dalla guarigione, alcuni riferiscano che in momenti di forte stanchezza, specialmente mentale, il disturbo riappaia per qualche tempo. Ciò è prevedibile in base a quanto abbiamo visto sinora: il blocco dell’acufene viene effettuato dal cervello con un meccanismo “attivo”, basato su un circuito elettrico cerebrale. La stanchezza, causando un diminuzione delle performance cerebrali, porta ad un calo di prestazione anche del filtro ed ecco riapparire, per breve tempo, l’acufene. Per approfondire: Prevenzione e primo soccorso: i suggerimenti del Centro Formazione della Croce Rossa di Caltanissetta

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