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Vivere con gli animali: l'educazione prima di tutto
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Vivere con gli animali: l'educazione prima di tutto

Rubrica a cura della veterinaria Silvia Cortese “... Che cosa vuol dire "addomesticare?". "Èuna cosa da molto dimenticata. Vuol dire creare dei legam...

Redazione
03 Novembre 2015 08:00

Rubrica a cura della veterinaria Silvia Cortese “... Che cosa vuol dire "addomesticare?". "Èuna cosa da molto dimenticata. Vuol dire creare dei legami... "Creare dei legami?". "Certo", disse la volpe. "Tu, fino ad ora, per me, non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale a ...centomila volpi. Ma se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno l'uno dell'altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io sarò per te unica al mondo…”. Così scriveva Antoine de Saint-Exupéry ne "Il piccolo principe”. Quando un cane o un gatto arrivano nella nuova casa hanno, solitamente, già 2 mesi di età, durante i quali hanno raccolto esperienze fondamentali per la crescita. Partendo dalla fecondazione inizia un rapporto basato sul totale affidamento del neonato nei confronti della madre attraverso diverse fasi fisiologiche di cui parleremo nel prossimo articolo. La madre è la prima “base sicura” che rappresenta la nutrice, l’equilibrio, la sicurezza, la portatrice di esperienze ed educazione, che formeranno gli aspetti caratteriali principali di ogni cucciolo. La madre può crescere i propri cuccioli in maniera diversa (con uno stile sicuro, insicuro o ansioso) e questo modificherà il loro comportamento nel relazionarsi con i propri simili, con se stessi e con i possibili ostacoli che dovranno affrontare. In molti casi dipende dall’educazione della madre l’insorgenza di patologie comportamentali nei cuccioli. La seconda “base sicura” è invece rappresentata dalla famiglia o individuo adottante. Il ruolo principale che questi ultimi dovranno svolgere è permettere l’istaurarsi di un legame equilibrato: inizialmente detto centripeto (il cui centro sarà l’adottante, verso cui il cucciolo tenderà sempre a convergere), basato fondamentalmente sull’arricchimento sensoriale e sulla creazione di uno spazio sicuro con un continuo ritorno verso la base sicura; successivamente detto centrifugo (distaccandosi dal centro) per permettere l’acquisizione di un’autonomia necessaria, in cui il cucciolo avrà la possibilità di allontanarsi gradualmente dalla sua nuova famiglia, pur mantenendo la certezza di poter tornare. Arrivato nella nuova casa, l’ambiente, le persone, gli odori e i rumori saranno nuovi e dovrà gradualmente imparare a prendere confidenza con tutto quello che lo circonda. Nei primissimi giorni non dovranno essere sottoposte al nuovo cucciolo eccessive stimolazioni; tutto dovrà essere appreso con gradualità e pazienza, evitando anche rumori eccessivi o movimenti troppo bruschi che potrebbero spaventarlo. Anche la visita di amici e parenti dovrebbe essere evitata per almeno i primi 2-3 giorni (tempo necessario in cui il cucciolo si ambienti e riesca a sentirsi a casa). Il contatto con i bambini deve essere graduale e questi ultimi dovrebbero imparare a comportarsi come se il cane non fosse un giocattolo (senza tirargli la coda o urlare parlando con lui e, soprattutto, lasciarlo stare se il cucciolo manifesta disagio in alcuni momenti del gioco). In questo modo si stabilirà un legame unico tra il cucciolo e i bambini appartenenti allo stesso nucleo familiare, ma solo con il rispetto reciproco il cane o gatto si sentiranno tranquilli e non aggrediti in presenza dei bambini. Se si è già scelto il nome si dovrà usare da subito per rivolgersi a lui con un tono tranquillo e rassicurante. Bisogna creare uno “spazio sicuro” per il cucciolo. Il cuscino (o copertina) sarà uno degli oggetti che creeranno il suo spazio sicuro su cui potrà riposarsi, sentirsi protetto, trovare (o ritrovare) la calma e attendere fiduciosi il ritorno dei proprietari. Evitare, quindi, di far associare al cucciolo la copertina come un posto in cui andare dopo un rimprovero: se troviamo il divano, o un mobile, rovinato, o qualche bisognino fuori dalla traversa o, qualsiasi altro “disastro” non rimproverare il cucciolo dicendogli “vai a cuccia!”. Questo per due motivi fondamentali: non riuscirebbe a capire il motivo della nostra rabbia (i cani dimenticano un evento nell’arco di 2 minuti) ed, ancora più importante, assoce-rebbe alla cuccia un posto spiacevole dove stare. Nei primi giorni sarebbe d’aiuto al nuovo arrivato lasciare sul cuscino qualche indumento con l’odore dei suoi nuovi membri del branco e, per le prime notti, un orologio sotto il cuscino per far compagnia con un “tic-tac” che simuli il battito del cuore della madre. Inoltre, bisognerebbe dare qualche gioco al cucciolo per tenerlo impegnato e ampliare il suo bagaglio esperienziale, e contemporaneamente aiutarlo a sviluppare i denti. La posizione della cuccia (cuscino o coperta che sia) dovrà inizialmente permettere al cucciolo di vedere la stanza di almeno un componente della famiglia, soprattutto durante la notte. Le prime notti nella nuova casa sono le più im-pegnative per tutto il nucleo familiare. Quando il nuovo arrivato si sveglierà dovrà avere la possibilità di “tenere d’occhio” uno dei componenti del suo “branco”. Gradualmente, di giorno in giorno, aumenterà la sua indipendenza e potrà dormire in una stanza sempre più lontana. Dopo i primi giorni di convivenza il cucciolo si sentirà libero di esplorare e far uscire parte del suo carattere. Da que-sto momento dovrà iniziare una educazione finalizzata non all’umanizzazione del cane (siamo due specie diverse e proprio per questo non è corretto nei confronti del cane trattarlo da “bambino”), ma piuttosto a stabilire delle regole all’interno del gruppo che si verrà a creare. I cani, diversamente dai gatti, sono degli animali sociali, abituati a vivere in famiglia (o branco) all’interno della quale si stabilisce una gerarchia. Nel nostro caso il cane imparerà a considerare tutti gli elementi della famiglia all’interno di una stessa scala gerarchica di “cani suoi simili”, in cui tutti i membri dovrebbero essere in un gradino più in alto rispetto al cane. Chiunque faccia parte di questo “branco” dovrà essere attento alle esigenze del proprio cane, proteggerlo ed educarlo con coerenza e pazienza. Gli educatori potranno, con pochi incontri, aiutare a rafforzare questo rapporto correggendo eventuali comporta-menti sbagliati (da parte dell’ uomo e da parte del cane) e favorendo il corretto inserimento del cane all’interno della società, permettendo, inoltre, una migliore gestione da parte della famiglia. Semplici, ma importanti regole, insegneranno al cucciolo dove fare i bisognini, quando e cosa mangiare, passeggiare serenamente al guinzaglio, permettere la manipolazione da parte di terzi (veterinario o altri) e far esperienze nuove ogni giorno. In questo modo, come dice Antoine de Saint-Exupéry, sarà unico al mondo per voi e voi unici al mondo per lui. Per approfondire:

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