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Raid negli scavi del centro Sicilia, un riesino gestiva il traffico di reperti. Nel Nisseno una villa ricca di tesori?
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Raid negli scavi del centro Sicilia, un riesino gestiva il traffico di reperti. Nel Nisseno una villa ricca di tesori?

Una maestosa ma leggendaria villa tra Riesi e Butera, molto più estesa di quella romana del Casale a Piazza Armerina, potrebbe essere lo scrigno di mi...

Redazione
23 Febbraio 2015 11:34

Una maestosa ma leggendaria villa tra Riesi e Butera, molto più estesa di quella romana del Casale a Piazza Armerina, potrebbe essere lo scrigno di migliaia di tesori ancora sepolti. Voci di popolo, oppure chissà. Eppure tombaroli, ricettatori e compratori - intercettati - ne parlavano con la convinzione che esistesse realmente, sebbene inesplorata. Un maniero risalente al V secolo avanti Cristo, ancora sconosciuto agli archeologi. Di certo al momento ci sono soltanto quel migliaio e più di reperti archeologici, dalle monete alle anfore fino alle statuette e ancora vasi e ornamenti compresi fossili, che all'alba di oggi i carabinieri del Nucleo Investigativo di Caltanissetta e del Nucleo Tutela Patrimonio di Palermo - coordinati dai magistrati della Direzione Distrettuale antimafia nissena - hanno sequestrato in numerose province d'Italia, indagando contestualmente 16 persone la maggior parte delle quali per associazione a delinquere finalizzata al traffico di reperti, scavi clandestini e alcuni soltanto per l'ipotesi di ricettazione. Un presunto gruppo criminale che faceva affari con opere millenarie. Da Caltanissetta ad Agrigento, e ancora Catania, Genoa, Savona, Rovigo, Torino e Novara: migliaia di reperti risalenti all'età greca e romana trafugati clandestinamente nelle aree "vergini" del centro Sicilia, a cavallo tra il Nisseno e l'Agrigentino e poi rivenduti a facoltosi collezionisti nel Nord Italia. E poi la scoperta, a Misterbianco e Paternò, di un laboratorio del falso gestito da due artigiani catanesi dove gli investigatori dell'Arma hanno sequestrato migliaia di monete. Una vera e propria zecca del fasullo antichizzato: l'obiettivo era falsificare pezzi poi rivenduti ai collezionisti per compensare una richiesta maggiore di opere. Un affare milionario quello che emerge dall'inchiesta "Demetra", avviata sei mesi fa e ancora nella fase embrionale e che giocoforza ha dovuto subire una accelerazione per impedire che le migliaia di opere si perdessero nel mercato clandestino, magari anche all'estero. La compravendita - hanno spiegato magistrati e carabinieri - avveniva attraverso contatti diretti tra collezionisti nel ruolo di committenti e tombaroli, mai con trattative sul web. E le opere, alcune delle quali piccole e facilmente trasportabili, venivano spostate su auto che facevano su e giù dalla Sicilia. Ma sul traffico di reperti tra la Sicilia e il Settentrione aleggiano vicinanze tra la mafia e uno dei "cervelli" del presunto gruppo criminale, il settantenne Francesco Lucerna originario di Riesi ma da anni trapiantato in Piemonte e con precedenti per traffico di reperti antichi. "Non escludo che qualche contatto possa esserci, le indagini sono partite dalla nostra direzione distrettuale antimafia - ha detto il procuratore nisseno Sergio Lari in conferenza stampa -, ma di più non posso aggiungere". Un business che offre cifre da capogiro considerato il valore inestimabile dei reperti saccheggiati. Un valore sommario dei reperti sequestrati è stato indicato in circa un milione di euro, ma è molto riduttivo considerato che a New York una moneta greca del IV secolo Avanti Cristo che raffigurava un'aquila con due teste è stata battuta all'asta per 2 milioni di dollari. O Qualche numero sul blitz che stanotte ha fatto scattare una raffica di perquisizione: complessivamente i militari dell'Arma hanno sequestrato 859 reperti fittili di vario genere, come vasi e anfore, 146 monete, 191 reperti paleontologici, 26 falsi in ceramica, 878 false monete, 960 conii e attrezzature per riprodurre monete e 2 metaldetector. Da anni le aree archeologiche dell'entroterra siciliano sono nel mirino di tombaroli senza scrupoli alla caccia di reperti da rivendere a intenditori e facoltose persone disposte a sborsare quattrini per avere un pezzo di storia da esporre in salotto. "Dall'indagine - ha spoegato il capitano Luigi Mancuso, comandante del Nucleo Tutela Patrimonio Artistico di Palermo - è emerso che i reperti andavano a finire nella disponibilità soltanto dei privati e non nelle case d'asta. Abbiamo appurato che si tratta di collezionisti che hanno grandi disponibilità finanziarie, come quell'imprenditore di Torino al quale è stata venduta una coppia di vasi al prezzo di 15mila euro ciascuno". E la misteriosa villa piena di reperti cercata spasmodicamente? "Si tratta di una circostanza che è emersa da alcune telefonate degli indagati intercettate - ha detto l'ufficiale dell'Arma - ma non abbiamo elementi per suffragare questo dato. Parlano di oggetti da cercare nella zona tra Riesi e Butera "Da otto anni sono alla Procura di Caltanissetta e non mi era mai capitato di coordinare un'indagine di questa portata con questi risultati che hanno permesso di non disperdere il patrimonio storico-artistico del nostro Paese e della nostra ricca Sicilia - ha commentato il procuratore Lari -. Si tratta di una organizzazione ben strutturata e ramificata che non esitava a distruggere siti storici della nostra terra sia con arnesi di piccole dimensioni, ma anche con mezzi pesanti provocando danni irreparabili". L'area geografica Gela-Caltanissetta-Agrigento è un vero ombelico di tesori antichi, ma anche "di trafugamenti da parte dei tombaroli organizzati", ha detto Angelo De Quarto, comandante provinciale dell'Arma

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