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Processo Saguto, la difesa rinuncia a 120 testimoni. A gennaio forse la requisitoria
Cronaca
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Processo Saguto, la difesa rinuncia a 120 testimoni. A gennaio forse la requisitoria

La decisione del legale dell'ex presidente della sezione misure di prevenzione del Tribunale di Palermo, accorcia i tempi del processo

Redazione
09 Ottobre 2019 19:07

Rinuncia a 120 testimoni la difesa dell'ex presidente della sezione misure di prevenzione del tribunale di Palermo Silvana Saguto. Al termine dell'udienza di oggi, in cui sono stati sentiti l'attuale presidente della commissione Antimafia Claudio Fava e l'ex giudice della sezione misure di prevenzione Fabio Licata, il legale del magistrato, l'avvocato Ninni Reina, ha annunciato di rinunciare all'escussione degli altri testi citati. La decisione del penalista accorcia i tempi del processo: a gennaio si potrebbe arrivare alla requisitoria. Saguto è accusata di aver gestito illecitamente le procedure di designazione degli amministratori giudiziari dei beni sequestrati e confiscati alla mafia. In cambio di favori, avrebbe dato incarichi a pochi suoi fedelissimi professionisti. "I dati sulla gestione della sezione - ha spiegato Reina - vennero forniti dai giudici sia al Csm, che aveva aperto una pratica a tutela della Saguto e degli altri magistrati della sezione dopo la campagna mediatica di delegittimazione a cui erano stati sottoposti, sia all'Antimafia. Parliamo del 2013 e del 2015. E come ha detto Fava oggi, la commissione, analizzandoli, non ravvisò criticità". "Gli stessi dati - ha spiegato - furono dati al presidente del Tribunale e a quello della Corte d'Appello. Quest'ultimo invitò a rimuovere dall'incarico di consulente in una procedura il marito della Saguto visto il clima di sospetti e accuse del momento. E ciò per meri motivi di opportunità e nonostante Saguto non fosse nel collegio che gestiva la procedura a cui era assegnato il marito". All'udienza ha deposto Fabio Licata, indagato con Saguto e condannato separatamente per abuso d'ufficio e falso ideologico. Licata ha ricostruito la genesi della nomina del figlio del giudice Tommaso Virga, Walter, come amministratore giudiziario del patrimonio dell'imprenditore in odore di mafia, Rappa. "Si trattava di un grosso patrimonio - ha spiegato - ma tutto sommato di una procedura facile perché principalmente aveva ad oggetto immobili. Visto il clima del momento per ragioni di opportunità non aveva senso nominare gli amministratori a cui ci rivolgevamo solitamente, perciò fui io a pensare a Walter Virga perchè in altri casi aveva lavorato bene. La mia indicazione fu poi condivisa dal collegio". Nel caso Saguto è finito anche il padre di Virga, Tommaso, ex consigliere del Csm che è stato assolto dall'accusa di abuso d'ufficio.

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