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Primo caso di "Blue Whale" a Caltanissetta: 14enne salvata dal 118
Cronaca
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Primo caso di "Blue Whale" a Caltanissetta: 14enne salvata dal 118

A contattare i soccorsi sono stati i docenti dopo che la ragazza si era chiusa nel bagno della scuola

Rita Cinardi
30 Maggio 2017 16:23

Primo caso di "Blue Whale" a Caltanissetta, l'ormai tristemente famoso gioco del suicidio. Si è registrato ieri mattina in una scuola del capoluogo dove una 14enne di un paese vicino si era chiusa in bagno senza voler più uscire. A contattare il 118 sono stati gli insegnanti dopo che i compagni della ragazza si erano preoccupati. Gli stessi hanno detto ai docenti che la giovane aveva confessato di aver preso parte a "Blue Whale", il gioco del suicidio che dalla Russia ha presto raggiunto anche l'Italia e che raccoglie adepti tra i giovanissimi. Gli operatori del 118 sono riusciti a convincere la ragazza ad uscire e quest'ultima, una volta fuori dal bagno, ha ammesso di essere già arrivata alla prova del taglio. La mano, infatti, presentava delle ferite da taglio. Al cinquantesimo giorno, così come previsto da questo gioco infernale, sarebbe arrivata la prova finale del suicidio. Cosa che, visto l'imminente fine della scuola, ha preoccupato la dirigente scolastica che ha immediatamente contattato i genitori, i quali sono stati informati della gravità della situazione, allertato il servizio di psicologi della scuola, e sporto denuncia alla Polizia Postale. La ragazzina ha anche ammesso che non riesce più a uscire da questo gioco, che ha paura e la notte non riesce a dormire. Gli operatori del 118 hanno atteso l'arrivo dei genitori i quali hanno firmato l'esonero di responsabilità dopo essere stati informati di tutta la situazione e consci che la ragazza dovrà intraprendere un percorso psicologico per essere aiutata. Sono 120 i casi riconducibili al fenomeno “Blue Whale” registrati finora in Italia. Fascicoli aperti dopo le segnalazioni e le denunce arrivate alla Polizia di Stato da genitori, insegnanti, ragazzi, da ong, ma anche da gestori del web, relative a immagini di autolesionismo postate sui social network o a dichiarazioni allarmanti sulla conclusione del cosiddetto “gioco del suicidio”: «Sono al cinquantesimo giorno», quello della morte. Di Blue Whale in Italia si sta parlando molto nelle ultime settimane, alcuni casi di cronaca (a Pesaro, in Toscana) che hanno coinvolto teenagers colti in atti di autolesionismo o presunto tentato suicidio hanno aperto il vaso di Pandora. I recenti servizi delle Iene, il noto programma di Italia 1, hanno fatto il resto: ragazzini e genitori hanno cominciato a ‘prendere confidenza’ con questo nome dall’aria beffardamente innocente. Si presenta come un gioco di adescamento on line, che prevede il passaggio attraverso 50 prove in 50 giorni (tra cui la “sveglia alle 4 della mattina”, i “tatuaggi con i temperini sul corpo”) impartite da un cosiddetto “tutor” ai suoi seguaci, tramite diversi social. Un climax di comportamenti autolesionisti che culmina dell’istigazione al suicidio e che adesso sta assumendo contorni allarmanti. 

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