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Prevenzione ictus: all'ospedale Sant'Elia di Caltanissetta primo intervento di chiusura dell'auricola sinistra
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Prevenzione ictus: all'ospedale Sant'Elia di Caltanissetta primo intervento di chiusura dell'auricola sinistra

Si tratta di un intervento riservato a quei pazienti che non possono prendere l’anticoagulante orale e hanno un rischio emorragico elevato. E' stato eseguito su una paziente di 80 anni che è già stata dimessa

Rita Cinardi
05 Settembre 2019 08:11

Primo intervento all’ospedale Sant’Elia di chiusura di un’auricola sinistra. L’intervento è stato eseguito al reparto di Emodinamica su una signora nissena di 80 anni dai medici Giovanni Longo e Alberto Chisari, supportati dall’emodinamista Carmelo Grasso del policlinico di Catania, e servirà a prevenire l’ictus in una paziente che non poteva assumere farmaci anticoagulanti per via orale. “E’ un intervento che viene eseguito in anestesia generale – ha detto l’emodinamista Giovanni Longo – con il supporto anestesiologico e viene guidato dalle immagini ecografiche per via transesofagea. Tramite un accesso percutaneo della vena femorale si riesce a guadagnare prima l’atrio di destra e poi quello sinistro. Una volta giunti in atrio sinistro, questa appendice viene sigillata con un apposito device ed, una volta eseguiti i normali controlli, viene rilasciato il device e la procedura conclusa. Il rischio cardioembolico è nettamente ridotto perché gran parte degli emboli, circa il 95 per cento, nasce nell’auricola sinistra. L’intervento dura circa un’ora, poi la paziente viene seguita in Utic per le 12 ore successive e poi trasferita in degenza e dimessa”. A spiegare chi sono i pazienti che possono essere trattati con questo tipo di intervento l’emodinamista Alberto Chisari. “Si tratta di un intervento di prevenzione – spiega Chisari -  e va riservato a quei pazienti che non possono prendere l’anticoagulante orale e hanno un rischio emorragico elevato. Generalmente si tratta di pazienti anziani che sono anche quelli a più alto rischio trombotico ed emorragico. I pazienti che hanno fatto intervento di stent coronarico e dovrebbero assumere una triplice terapia antitrombotica, oppure pazienti dializzati che hanno un alto rischio trombotico ed emorragico, o ancora pazienti con comorbilità. In genere questi pazienti vengono visti da diversi specialisti, internisti, nefrologi, i geriatri, i medici di famiglia, i neurologi, che con noi collaborano. Questi pazienti traggono un grosso beneficio perché attraverso un device noi ovviamo, bypassiamo, la necessità della terapia anticoagulante”. L’intervento completa il già avviato percorso di cardiologia interventistica strutturale che il reparto di Emodinamica offre ai suoi pazienti. Per la buona riuscita i due medici hanno ringraziato oltre alla direzione strategica anche il primario di Rianimazione Giancarlo Foresta e la sua equipe.

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