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Operazione "Stella Cadente": calci e pugni a un medico del pronto soccorso di Gela
Cronaca
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Operazione "Stella Cadente": calci e pugni a un medico del pronto soccorso di Gela

I due avevano chiesto informazioni sullo stato di salute di un paziente. Quando il medico disse che attendeva gli esiti della Tac, venne aggredito

Donata Calabrese
28 Settembre 2019 18:23

Fra le carte dell’inchiesta “Stella Cadente”, la squadra mobile e la Dda hanno fatto luce anche su un’aggressione nei confronti di un medico del pronto soccorso dell’ospedale di Gela. La vittima è il dott. Gabriele Lupica, aggredito da Giovanni Di Giacomo e Francesco Carfì. L’episodio si verificò nell’agosto del 2016.Il medico, alla polizia intervenuta al pronto soccorso dopo una telefonata giunta alla sala operativa, ha riferito che mentre si trovava con un paziente ricoverato in codice rosso, venne chiamato da due persone che si qualificavano come parenti di un altro paziente, Rocco Cinardi. Di Giacomo e Carfì chiedevano al medico notizie su Cinardi. Quando Lupica rispose di non poter far nulla al momento, poiché attendeva l'esito della Tac, ecco che i due infierirono contro il medico con calci e pugni provocandogli contusioni in varie parti del corpo.
Bruno Di Giacomo avrebbe anche aggredito alcuni operai della Fast Web, impegnati in alcuni lavori a Settefarine, per il solo fatto che i due, essendo palermitani, si erano permessi di dire che non conoscevano né le vie di Gela, né tantomeno lui. Tanto è bastato per essere accoltellati. 
E’ invece il 3 ottobre del 2015, quando gli inquirenti intercettano una conversazione fra Vincenzo e Bruno Di Giacomo, inteso “Marlon Brando”. Bruno racconta a “Enzu u pazzu” di un diverbio avuto con un camionista, nei pressi di una pizzeria vicina alla motofficina Bordieri. L'autista di un camion gli aveva chiesto di spostare l'auto e Di Giacomo, infastidito dalla richiesta che si era fatta insistente, aprì la portiera del pesante mezzo e colpì violentemente l'uomo alla testa, spaccandogliela e provocandogli la fuoriuscita di sangue, "cià tiraiu ca da testa ... minchia tuttu chinu i sangu ... ma propriu ... u rapiu tuttu”. All’aggressione avrebbe assistito "Crocifisso quello del Braciere", il quale consigliò al malcapitato autista del camion di non andare in ospedale e di non sporgere denuncia. In un’altra occasione, sempre Bruno Di Giacomo, si vanta di aver aggredito un automobilista e che questi non avrebbe reagito perché lo avrebbe riconosciuto: “i vermi ci vinnuru ... viri comu sa finisci mm poi i farisi i muntati?”.

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