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No Muos, tregua a Niscemi: ora la Digos nissena indaga per individuare i rivoltosi
Cronaca
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No Muos, tregua a Niscemi: ora la Digos nissena indaga per individuare i rivoltosi

Dopo la rivolta la "tregua". Prima gli scontri e i tafferugli tra attivisti No Muos e forze dell'ordine poste a presidio della base Usa di Niscemi, co...

Redazione
10 Agosto 2013 09:06

Dopo la rivolta la "tregua". Prima gli scontri e i tafferugli tra attivisti No Muos e forze dell'ordine poste a presidio della base Usa di Niscemi, con un finanziere rimasto contuso e un bengala lanciato contro un elicottero della polizia. Poi i dieci militanti che scendono dalle 4 delle 46 antenne su cui erano saliti ieri. Giornata di tensioni quella di ieri che ha fatto registrare anche l'invasione e l'occupazione dell'area dove già sorge l'impianto satellitare statunitense. Fino alle 18.40 non c'erano avvisaglie di scontri: il corteo gridava slogan contro gli Usa e contro il governatore Rosario Crocetta, con le "Mamme No-Muos" che srotolavano striscioni con su scritto ''diritto alla salute''. Poi il contatto con le forze dell'ordine, seguito al lancio di fumogeni. Nel trambusto alcuni attivisti hanno tagliato la recinzione e poi, con una corda legata a un palo, l'hanno divelta riuscendo a inoltrarsi nella base mentre calavano le prime ombre della sera. In cima a un'antenna è stata piazzata una bandiera No Muos, un vessillo per dire che la battaglia non finisce qui. Adesso la Digos di Caltanissetta, coordinata dalla Procura di Caltagirone che indaga per danneggiamento aggravato, invasione di terreni, resistenza e lesioni a pubblico ufficiale, è impegnata in queste ore a visionare i filmati registrati dalla Polizia scientifica durante la manifestazione per individuare i rivoltosi, alcuni dei quali hanno fatto irruzione nella base Usa col volto coperto da bandiere No Muos proprio per non farsi riconoscere. Un balletto dei numeri s'è giocato sulle presenze: 1.500 secondo le stime delle forze dell'ordine, 5mila per gli organizzatori ma sicuramente molti di meno dei 10mila che hanno sfilato a maggio. Epilogo di un pomeriggio caldissimo che ha visto sfilare, secondo gli organizzatori, 5.000 persone provenienti da tutta Italia, famiglie intere, comprese le mamme No Muos, simbolo di questa lunga battaglia. Per i manifestanti il grande “imputato” è il governatore siciliano Rosario Crocetta, per otto anni sindaco antimafia della vicina Gela, l’uomo che solo qualche mese fa aveva sfidato l’amministrazione Usa ritirando l’autorizzazione ai lavori per il completamento del sistema satellitare voluto dalla Marina militare statunitense. Il permesso era stato concesso nel giugno 2011 dal suo predecessore Raffaele Lombardo, nonostante contrada Ulmo – dove sorge il sistema satellitare – faccia parte della riserva naturale “Sughereta”. Il veto posto da Crocetta aveva avuto l’ok del Tar e si aspettava il pronunciamento dell’organo d’appello dei giudici amministrativi, il Cga; ma un mese fa, qualche giorno prima che le toghe si riunissero, Crocetta aveva ritirato l’esposto, sottraendo ai magistrati la materia del contendere. La ragione, aveva spiegato il governatore, sta nelle analisi condotte dall’Istituto superiore di sanità, che ha stabilito la non pericolosità dell’impianto per la salute. Perseverare su questa strada avrebbe significato, secondo Crocetta, rischiare una multa salatissima: 25 mila euro per ogni giorno di stop del cantiere. La mossa del governatore è stata vissuta come un tradimento dai No-Muos, in testa le mamme, che per mesi hanno vigilato giorno e notte davanti alla recinzione dell’impianto.

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