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Niscemi, costretta dal compagno a prostituirsi non informò i clienti di avere l'Aids
Cronaca
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Niscemi, costretta dal compagno a prostituirsi non informò i clienti di avere l'Aids

Sarebbe stato l'uomo a metterla sulla strada costringendola anche con qualche ceffone, a vendere il suo corpo tra le campagne niscemesi, addirittura fino all'ottavo mese di gravidanza

Redazione
01 Agosto 2019 09:06

Lei affetta dal virus dell'Hiv e costretta dal suo compagno di vita e padre della sua bambina a vendere il corpo per fare soldi. Dal carcere catanese di piazza Lanza - dove è stata rinchiusa con l'accusa di lesioni gravissime per avere tenuto all'oscuro i clienti della sua malattia - ha ingaggiato la sua battaglia giudiziaria tesa ad ottenere non solo la revoca della misura detentiva, ma anche il ricongiungimento alla sua bambina. La piccola le è stata strappata dalle braccia appena nata per essere affidata ad una comunità protetta. Protagonista della vicenda una rom di 31 anni, finita in cella di recente insieme con il suo compagno, un niscemese di 39 anni al quale si contesta, però, l'accusa di sfruttamento della prostituzione. Sarebbe stato l'uomo, secondo quanto denunciato da lei ai carabinieri un mese fa, a metterla sulla strada costringendola anche con qualche ceffone, a vendere il suo corpo tra le campagne niscemesi, addirittura fino all'ottavo mese di gravidanza. Una denunciache se da un lato ha segnato la fine di un incubo per la donna, dall'altro si è rivelata un boomerang, visto che, nell'ammettere di essere affetta dal virus dell'Hiv e di non averne fatto parola con i clienti che le procacciava il suo compagno, è finita anche lei in manette per lesioni gravissime. Tramite il suo difensore di fiducia, l'avvocato Vittorio Giardino, la donna ha impugnato l'ordinanza di custodia cautelare al Tribunale del Riesame di Caltanissetta, chiedendone la revoca. Nel suo ricorso l'avvocato Giardina ha sostenuto la non infettività della signora che, grazie alla profilassi cui si sottopone costantemente, non può trasmettere il virus. Dagli accertamenti, infatti, è emerso che la donna avrebbe un virus dell'Hiv non rilevabile, nel senso che il virus non si replica, quindi non può essere trasmesso per via sessuale. La donna, dunque, ha sostenuto il legale nel suo ricorso, non è infettiva. Sulla scorta di ciò, l'avvocato ha chiesto ai giudici del Riesame di revocarle la misura detentiva del carcere. Sul ricorso i giudici si sono riservati. (La Sicilia, 31 luglio 2019)

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