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Mafia dei Nebrodi, perquisizioni e avvisi di garanzia per imprenditori e funzionari dell'ennese
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Mafia dei Nebrodi, perquisizioni e avvisi di garanzia per imprenditori e funzionari dell'ennese

Sono 14 gli avvisi di garanzia notificati nell'ambito dell'inchiesta "New Park'" della Dda di Caltanissetta

Redazione
11 Luglio 2020 09:33

 L'assegnazione condizionata dall'influenza mafiosa di 1.100 ettari di pascoli del Parco dei Nebrodi mediante licitazione privata con il metodo delle offerte segrete tenute, tra il 2014 e il 2017, da parte dell'Azienda speciale silvo pastorale di Troina, è al centro dell''inchiesta 'New Park' della Dda di Caltanissetta che ha disposto perquisizioni nei confronti di 12 indagati. Il provvedimento, eseguito da militari della Tenenza della guardia di finanza di Nicosia, del comando provinciale di Enna e della compagnia pronto impiego di Catania, riguarda 10 imprenditori agricoli e due funzionari pubblici 'infedeli'. Nell'ambito della stessa operazione le Fiamme gialle hanno notificato un avviso di garanzia a 14 indagati. I reati ipotizzati, a vario titolo, sono abuso d'ufficio, turbata libertà degli incanti, illecita concorrenza con minaccia o violenza, estorsione, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche. E' contestata anche la circostanza aggravante dell'utilizzo del metodo mafioso. Tra gli indagati dell'operazione 'New Park', avviata nel 2018 dalla Tenenza della Gdf di Nicosia ci sono anche due ex direttori pro tempore dell'Azienda speciale silvo pastorale di Troina: Giuseppe Alessandro Militello e Salvatore Pantò. Gli imprenditori agricoli coinvolti sono: Giuseppe Conti Taguali, Carmela Pruiti, Gaetano Conti Taguali, Calogero Conti Taguali, Sebastiano Conti Taguali, Maria Conti Taguali, Melissa Miracolo, Sebastiano Musarra Pizzo, Salvatore Armeli Iapichino, e Sabastiano Foti Belligambi.
Secondo la Dda di Caltanissetta, i dieci "con la connivenza del direttore pro-tempore dell'Azienda Silvo-Pastorale, che procedeva anche all'arbitrario frazionamento del valore dei contratti al di sotto della soglia all'epoca prevista per le verifiche antimafia, avvalendosi del metodo mafioso e della forza intimidatrice, hanno di fatto monopolizzato le procedure negoziali". Questo, accusa la Procura, avrebbe "scoraggiato l'accesso alle stesse ad altri concorrenti con fondate aspettative di aggiudicazione della gara pubblica, ottenendo in tal modo l'assegnazione di lotti di pascolo mediante la presentazione di offerte 'incoerentemente' minime - previamente concordate tra i coindagati - rispetto a quelle fissate a base d'asta". Le aggiudicazioni illecite, ha ricostruito la Guardia di finanza, avrebbero permesso ai 10 imprenditori "la percezione indebita, dal 2014 al 2017, di contributi comunitari per complessivi 2,5 milioni di euro" 

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