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Lotta alla mafia. La Dia di Caltanissetta confisca beni per 50 milioni di euro a imprenditore vicino ai clan
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Lotta alla mafia. La Dia di Caltanissetta confisca beni per 50 milioni di euro a imprenditore vicino ai clan

La Dia di Caltanissetta, coordinata dalla Procura Distrettuale Antimafia diretta dal procuratore Sergio Lari, ha eseguito un decreto di confisca di un...

Redazione
19 Gennaio 2015 09:21

La Dia di Caltanissetta, coordinata dalla Procura Distrettuale Antimafia diretta dal procuratore Sergio Lari, ha eseguito un decreto di confisca di un consistente patrimonio immobiliare e imprenditoriale valutato in circa 50 milioni di euro emesso dalla sezione misure di prevenzione del Tribunale di Caltanissetta nei confronti di Paolo Farinella, 71enne originario di Gangi ma residente a Caltanissetta. Per l’uomo è stata disposta anche la misura di prevenzione personale della sorveglianza speciale. Il provvedimento antimafia trae origine dall’inchiesta Flour del 2009 condotta dalla Dia di Caltanissetta da alcune segnalazioni di operazioni bancarie sospette avvenute in provincia di Caltanissetta e che hanno riguardato movimenti bancari eseguiti da Paolo Farinella e dalla figlia Rosalba. Entrambi risultavano essere titolari o comunque cointeressati in diverse imprese di costruzioni di opere pubbliche aggiudicatarie di numerosi e cospicui appalti in tutto il territorio nazionale, titolari di aziende agricole e proprietari di numerosi fabbricati e vastissimi appezzamenti di terreno (circa 350 ettari) situati nelle province di Caltanissetta e Palermo. Farinella secondo le indagini è ritenuto un soggetto in contatto e interlocutore privilegiato di personaggi di spicco di cosa nostra nei territori di Caltanissetta, Palermo e Trapani. In particolare, dopo la morte del cugino Cataldo Farinella (costruttore pienamente inserito in cosa nostra palermitana, implicato con Angelo Siino nella cosidetta mafia degli appalti, nonché già destinatario, nel 1992, di misura di prevenzione personale e patrimoniale, revocata solo per il decesso di quest’ultimo) Paolo Farinella, anch’esso implicato in quelle vicende di mafia, è subentrato, di fatto, nella gestione delle imprese che furono dello scomparso cugino, mantenendo, sostanzialmente, rapporti con personaggi di spicco della organizzazione mafiosa nissena, palermitana e del trapanese. Con riguardo agli accertamenti criminologici si è dato particolare risalto alle vicende che hanno caratterizzato il latifondo sito presso la contrada Mimiani di Caltanissetta di vastissime dimensioni – circa 300 ettari – con annessa azienda agraria e fabbricati rurali, risultato, in passato, anche utilizzato quale riserva di caccia ad uso dei più noti esponenti di cosa nostra siciliana, anche nel corso delle loro latitanze (tra gli altri, Bernardo Provenzano e Giovanni Brusca). Il terreno in questione, già destinatario nel 1992 di provvedimento ablativo in contesto di misura di prevenzione disposta dall’allora autorità giudiziaria palermitana, risultava intestato per 2/3 al defunto Cataldo Farinella e solo per 1/3 a Paolo Farinella ma sostanzialmente era nela completa disponibilità di quest’ultimo evidenziandone il ruolo di vero ed indiscusso dominus anche per il tramite di soggetti–prestanome compiutamente identificati. Il terreno, produttivo di cospicue rendite fondiarie risulta anche beneficiato da ingentissimi contributi pubblici erogati dall’Agea. Proprio in tal senso, i minuziosi riscontri di natura bancaria, eseguiti in contesto preventivo, hanno consentito di accertare che tali rendite finanziarie, sostanzialmente derivanti da un bene acquisito con capitali di provenienza illecita , sono state utilizzate per finanziare le imprese di costruzione riconducibili a Farinella, acquistare beni immobili intestati ai componenti del suo nucleo familiare e, soprattutto, sovvenzionare la vedova di Cataldo Farinella, in virtù di un informale “obbligo d’onore” contratto da Paolo Farinella nei riguardi della stessa, pur non avendo quest’ultima alcun titolo alla percezione di tali somme. In particolare sono state sottoposte a sequestro le seguenti aziende e beni mobili ed immobili: l’’intero compendio aziendale di 5 società aventi ad oggetto lavori edili in esecuzione di appalti pubblici con sedi a Gangi, Palermo, Livorno e Roma; due ditte individuali, aventi ad oggetto le coltivazioni agricole con sede rispettivamente a Caltanissetta e Gangi; quote sociali di 3 società, 2 delle quali aventi ad oggetto lavori edili in esecuzione di appalti pubblici con sede a Palermo e Catania, e di una coltivazioni agricole con sede a San Cataldo; l’intera proprietà di 25 fabbricati siti nelle province di Caltanissetta e Palermo; terreni per un’estensione complessiva di circa 350 ettari situati nelle province di Caltanissetta e Palermo.

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