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L'omicidio di Pierantonio Sandri a Niscemi, condanna in appello a 14 anni e 6 mesi per l'assassino
Cronaca
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L'omicidio di Pierantonio Sandri a Niscemi, condanna in appello a 14 anni e 6 mesi per l'assassino

Marcello Campisi Sconto di pena in appello per uno degli assassini di Pierantonio Sandri, l'odontotecnico di Niscemi scomparso all'età di 19 anni il...

Redazione
02 Dicembre 2014 11:37

Marcello Campisi Sconto di pena in appello per uno degli assassini di Pierantonio Sandri, l'odontotecnico di Niscemi scomparso all'età di 19 anni il 3 settembre del 1995 e i resti ritrovati in un bosco il 13 settembre del 2009. Oggi la Corte d'Assise d'Appello di Catania presieduta da Luigi Russo - consigliere a latere Elisabetta Messina - ha condannato a 14 anni e 6 mesi Marcello Campisi (difeso dall'avvocato Donatella Singarella) ritenuto colpevole di omicidio volontario e occultamento di cadavere aggravato dal metodo mafioso. Una riduzione della pena a 18 anni e 8 mesi che era stata inflitta dal Gup in primo grado a Campisi e a Vincenzo Pisano, che però non ha appellato la condanna passata in giudicato. I giudici d'appello hanno ridimensionato la condanna nei confronti di Campisi avendogli riconosciuto le attenuanti generiche prevalenti sulle aggravanti. Già in primo grado Campisi e Pisano avevano confessato di avere ucciso lo studente. Il sostituto procuratore generale Rosa Miriam Cantone aveva chiesto la condanna a 14 anni e 6 mesi per l'imputato: richiesta che la Corte ha poi condiviso nell'entità. Per il resto, la Corte d'assise d'appello etnea ha confermato i risarcimenti alle parti civili, ossia Ninetta Burgio soprannominata la madre-coraggiodi Pierantonio e morta nel 2011, e lo zio del ragazzo barbaramento ucciso oltre che all'associazione Libera, rappresentate dall'avvocato Enza Rando. Si chiude così questo capitolo processuale nato dall'inchiesta che nel marzo del 2013 aveva portato all'arresto - da parte della Squadra Mobile di Caltanissetta - di Marcello Campisi e Vincenzo Pisano, fino ad allora mai sfiorati dalle indagini sulla misteriosa sparizione di Pierantonio Sandri. Fu grazie alle dichiarazioni del pentito Giuliano Chiavetta, l'ex studente di Ninetta Burgio e un tempo picciotto del boss Alfredo Campisi, che si arrivò a squarciare il muro dell'omertà che per quattordici anni aleggiava sul caso. Pierantonio Sandri Sì perché Chiavetta, colpito dagli appelli lanciati in televisione dalla madre di Pierantonio che reclamava il corpo del figlio sul quale piangere, portò i poliziotti della Mobile nel bosco di contrada Ulmo dove il ragazzo fu strangolato e sepolto. Il diciannovenne, invece, era stato ucciso solo perché aveva visto troppo: Pierantonio aveva assistito all’incendio di un'auto appiccato da un gruppo mafioso criminale e la gang di ragazzi temeva che potesse rivelare il nome dell'attentatore, che Chiavetta indicò in Salvatore Cancilleri, all'epoca minorenne e successivamente assolto in primo grado e poi condannato in appello a 16 anni, stessa pena che fu inflitta al collaboratore di giustizia. Insomma, Pierantonio era un testimone oculare scomodo che andava tolto di mezzo. Fu Chiavetta a strangolarlo con la sua cintura, mentre gli altri lo tenevano e lo avrebbero finito a sassate prima di seppellirlo. Ninetta Burgio, nel giorno del ritrovamento dei resti disse: "Per 14 anni ho scalato una montagna di dolore. Non sapevo dove fosse mio figlio, che cosa gli avessero fatto, ero circondata dal silenzio della città. Ma ora su quella montagna abbiamo piantato la bandiera della verità". Merito suo se oggi la parola verità ha trovato il suo posto.

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