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Lo sfogo del Procuratore Asaro: "Gela rimane una città omertosa. Nessuna collaborazione da parte delle vittime"
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Lo sfogo del Procuratore Asaro: "Gela rimane una città omertosa. Nessuna collaborazione da parte delle vittime"

Il capo della Procura di Gela, Fernando Asaro, illustrando i dettagli dell'operazione "Boomerang", ha affermato che a Gela manca ancora la cultura della legalità

Donata Calabrese
07 Luglio 2020 12:30

“A Gela siamo ancora in assenza di una cultura della legalità. Non abbiamo la fila davanti al nostro Palazzo di Giustizia da parte di commercianti, imprenditori, cittadini che si rivolgono a noi per denunciare eventuali reati di cui sono vittime. Rimane una città omertosa”. E’ quanto ha affermato il procuratore di Gela, Fernando Asaro, nel corso della conferenza stampa svoltasi in Procura, per illustrare i dettagli dell’operazione “Boomerang” condotta dagli agenti del Commissariato di Gela e coordinata dalla Procura. Un’indagine che ha permesso di risalire ai cinque presunti autori materiali di una rapina commessa ai danni della gioielleria "Gioielli Rachele", situata in centro storico, e che si è conclusa in poco meno di quattro mesi, durante il lockdown. “Il titolare della gioielleria, Vincenzo Tabbì – ha sottolineato Asaro – invece di rivolgersi alla magistratura, ha preferito chiedere l’intermediazione di un amico per riavere indietro la refurtiva. All'amico, per il suo interessamento, ha anche regalato un orologio da 1.700 euro. Il commerciante, nel corso delle indagini, ha altresì fornito all’autorità giudiziaria sommarie informazioni, volte ad eludere le indagini. Dopo aver presentato una denuncia alla polizia per il furto subito, non ha più collaborato con gli organi inquirenti”.“Con questa operazione – ha affermato il dirigente del commissariato di Gela, Salvatore Emanuele Tito Cicero – vogliamo lanciare un messaggio di fiducia nei confronti dei gelesi onesti. Attraverso le immagini dei sistemi di video sorveglianza di cui sono dotati alcuni esercizi commerciali della città, ma anche mediante i tradizionali metodi investigativi, siamo riusciti a comporre il puzzle”.
“Il titolare della gioielleria – ha spiegato Federica Scuderi, sostituto procuratore – dopo il furto, ha deciso di farsi giustizia da sé. Le indagini sono state concluse alla fine di aprile, durante il lockdown. La pandemia non ha scoraggiato gli autori del reato ma neanche noi”. I cinque arrestati sono accusati a vari titolo di furto, ricettazione ed estorsione. Indagati anche il titolare dell'esercizio commerciale e un familiare per l'ipotesi di reato di favoreggiamento.

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