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L’imprenditore di Riesi bruciato in auto, via al processo. I familiari parte civile contro il padre accusato di omicidio
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L’imprenditore di Riesi bruciato in auto, via al processo. I familiari parte civile contro il padre accusato di omicidio

Stefano Di Francesco Nessuno sguardo tra di loro, nessun cenno di saluto. Gelo oggi in Corte d'Assise a Caltanissetta, dove s'è aperto il processo c...

Redazione
27 Gennaio 2015 11:07

Stefano Di Francesco Nessuno sguardo tra di loro, nessun cenno di saluto. Gelo oggi in Corte d'Assise a Caltanissetta, dove s'è aperto il processo contro Stefano Di Francesco, il riesino di 64 anni che è in carcere dallo scorso 10 luglio con l’accusa di avere ucciso il figlio trentunenne Piero, bruciandolo quando era svenuto dentro una Mercedes abbandonata dopo averlo tramortito. Il delitto risale al 9 gennaio del 2012 e secondo gli inquirenti il movente va inquadrato nei forti contrasti fra padre e figlio sulla gestione dell’azienda di bonifiche ambientali. Il dibattimento è iniziato con l'ammissione delle costituzioni di parte civile ammesse dal presidente della Corte, Mario Amato. In particolare contro l'imputato si sono costituiti la moglie Lina Di Patti (assistita dall'avvocato Margherita Genco), il secondogenito Eugenio Di Francesco (difeso dall'avvocato Danilo Tipo) e la vedova dell'imprenditore, Giusy Marotta (assistita dall'avvocato Walter Tesauro). L'imputato - difeso dagli avvocati Michele Micalizzi e Giampiero Russo - ha partecipato all'udienza ma non ha salutato né la consorte, così come l'altro figlio, eccetto che altri familiari presenti in aula. Piero Di Francesco Il pubblico ministero Roberto Condorelli ha depositato la lista dei testimoni e il processo entrerà nel vivo il prossimo 5 febbraio con l'audizione del medico legale Giuseppe Ragazzi, che eseguì l'autopsia sulla vittima, e di uno dei carabinieri della sezione Scientifica del Reparto Operativo di Caltanissetta che svolse i rilievi nel piazzale dell'azienda dove fu trovata la Mercedes carbonizzata in cui v'era il cadavere di Piero Di Francesco. Secondo l'accusa, Stefano Di Francesco avrebbe ucciso il figlio al termine di un furibondo litigio per contrasti sulla gestione dell'impresa di bonifiche ambientali. Ad incastrare l'imputato, per gli inquirenti, sarebbe una intercettazione captata sulla tomba della vittima in cui il padre – durante un pianto liberatorio – confesserebbe il delitto. “Cricchietto, beddru mia… to pà chi ti fici!”, furono le parole intercettate dalla microspia piazzata sulla lapide del giovane imprenditore. Ma questa prova e altri elementi raccolti dagli inquirenti sono stati messi in discussione dai difensori di Stefano Di Francesco, sul quale pende un'accusa pesantissima: essere l'assassino del figlio.

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