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Leandro Janni: "Che fine ha fatto la sinistra italiana? Esiste anche la sinistra diffusa senza casa ma ricca di idee"
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Leandro Janni: "Che fine ha fatto la sinistra italiana? Esiste anche la sinistra diffusa senza casa ma ricca di idee"

Un'analisi del prof Leandro Janni sulla sinistra italiana e le sue mille sfaccettature che di seguito pubblichiamo

Redazione
03 Maggio 2019 10:56

Lo scorso 21 agosto 2018 scrissi questo fiducioso commento politico, intitolandolo “La sinistra che verrà”. «Euforici, eccitati e scomposti, connotati da preoccupanti manifestazioni di delirio di onnipotenza, leghisti-salviniani e grillo-casaleggini affermano: “La sinistra italiana è morta e sepolta. Non esiste più”. 
 
Questo, facendo riferimento, ovviamente, ai loro recenti successi elettorali e politici. Questo, facendo riferimento, ovviamente, alle rovine del Pd renziano. Ma è proprio così? La sinistra italiana non esiste più? Il mondo è complesso. La realtà mutevole. Sfuggente. E la politica troppo spesso, oggi, appare come un gioco feroce e ottuso. Ma veniamo al dunque, la sinistra italiana: a parte alcuni buoni dirigenti di partito  (Pd e LeU), esiste il mondo – piuttosto vivo, variegato e attivo – degli amministratori locali: sindaci, assessori, presidenti di regione impegnati nei territori. Insomma, coloro che tengono insieme – come diceva Walter Veltroni – riformismo e radicalismo, cioè cultura di governo e valori irrinunciabili della sinistra. C’è altro? Certamente sì. C’è quella “sinistra diffusa” senza casa ma ricca di idee, proposte, progetti. Una sinistra operosa e generosa. Tenace. Animatori sul territorio che si occupano di cultura, di volontariato. Intellettuali disorganici, ecologisti, “pensatori non allineati”. E poi, il mondo dell’innovazione scientifica e tecnologica più consapevole, più sensibile alle scelte politiche che possono incidere sul futuro. Un futuro per cui valga la pena spendersi. E poi, ovviamente, le ragazze e i ragazzi di questa Italia. Ecco, la sinistra italiana c’è. E ci sarà. Malgrado tutto. Il Paese ne ha bisogno. La democrazia italiana (e non solo) ne ha bisogno. Un Paese da ri-pensare, re-immaginare. Ri-costruire. Un Paese da ri-sanare, ri-cucire. Curare. Con umiltà, straordinario impegno, creatività. Con spirito collettivo. Con forza e coraggio. Insomma: gettando il cuore oltre l’ostacolo. Ancora una volta. Inevitabilmente.»


A distanza di quasi un anno dal mio fiducioso commento politico ma, soprattutto a distanza di quasi cent’anni dal congresso di Livorno, vorrei fare il punto (o meglio tenere il conto) della sinistra italiana. Delle sinistre italiane. Bene: nel nostro Paese (l’Italia) esistono ben otre trenta (30) partiti di sinistra. Di questi, sedici contengono nella propria sigla l’aggettivo “comunista” o “comunisti”. Tre partiti usano l’espressione “marxista-leninista”. Marco Rizzo (ex deputato nazionale) è a capo di due partiti: il “Partito Comunista di Rizzo” e la “Sinistra Critica di Marco Rizzo” (sinistra bipolare?). Quest’ultima (manco a dirlo!) si è divisa, a venti mesi dalla fondazione, in due tronconi: “Sinistra Anticapitalistica” e “Solidarietà Internazionale”. Dal febbraio 2017, c’è anche un partito di sinistra che si chiama “Movimento Democratico e Popolare” o, forse, “Movimento Popolare e Progressista”. Poi, ovviamente c’è il Pd (Partito Democratico), ma anche “LeU” (Liberi e Uguali), ma anche “Democrazia Solidale”, ma anche i consueti indipendenti di sinistra. Infine, c’è (ancora) il Partito Socialista Italiano. Che altro dire?
 


Leandro Janni
 

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