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La "Mantide di Gela" torna in carcere: con la falsa promessa di una notte d'amore fece uccidere uno stiddaro di 32 anni
Cronaca
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La "Mantide di Gela" torna in carcere: con la falsa promessa di una notte d'amore fece uccidere uno stiddaro di 32 anni

Maria Rosa Di Dio, condannata a 22 anni di reclusione, era stata scarcerata durante la pandemia. Deve scontare altri 7 anni di reclusione

Redazione
08 Luglio 2020 10:41

Maria Rosa Di Dio, 61 anni,, soprannominata la “Mantide di Gela” torna in carcere. Condannata a 22 anni di reclusione per un omicidio avvenuto nel 1992, era stata scarcerata in piena emergenza Covid-19, per motivi di salute. Il provvedimento è stato eseguito dagli agenti del commissariato di Gela ed è stato emesso dalla Procura Generale presso la Corte di Appello di Caltanissetta, che ha revocato la richiesta di ammissione provvisoria alla detenzione domiciliare. Maria Rosa Di Dio deve deve scontare una pena residua di 7 anni per omicidio aggravato in concorso, associazione mafiosa e concorso in detenzione di stupefacenti aggravato dal metodo mafioso. Condannata a 22 anni di reclusione per un omicidio avvenuto nel 1992, era detenuta presso il carcere di Vigevano di Pavia e lo scorso 20 aprile, in piena emergenza Covid-19, era stata ammessa alla detenzione domiciliare, in differimento dell’esecuzione della pena, con ordinanza del Magistrato di sorveglianza di Pavia, per motivi di salute. Dopo le formalità di rito, la Di Dio è stata condotta alla Casa circondariale di Messina.La donna, negli anni 90, in piena guerra di mafia, attirò in una trappola mortale il presunto “stiddaro” Agostino Reina, con la falsa promessa di una notte d’amore in un casolare di “Passo di Piazza”. L’uomo, condannato a morte dalla famiglia Emmanuello di “Cosa nostra”, trovò invece i suoi carnefici che lo uccisero e ne bruciarono il corpo, sotterrandolo parzialmente nelle campagne di contrada “Biviere”, a est della città. Il cadavere fu scoperto ma risultò impossibile la sua identificazione. Nel 2010, dopo 18 anni di indagini, condotte dalla Polizia di Stato di Caltanissetta, si è potuto fare luce su quel caso di “lupara bianca”, riuscendo a dare un nome alla vittima attraverso l’esame del Dna. Maria Rosa Di Dio, soprannominata per quei fatti la “mantide religiosa” gelese, fu, quindi, arrestata dalla Polizia di Stato insieme con gli esecutori del delitto, il boss Davide Emmanuello, di 48 anni (ritenuto anche il mandante) e Rocco Manfrè, di 69 anni, tutti già condannati per il delitto Reina.

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