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Le mani della mafia sugli appalti pubblici a Caltanissetta: sette arresti LE FOTO
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Le mani della mafia sugli appalti pubblici a Caltanissetta: sette arresti LE FOTO

Nino Bracco Le mani della mafia nissena sugli appalti pubblici, molti dei quali banditi dal Consorzio Asi di Caltanissetta tra il 1999 e il 2004. Lo...

Redazione
11 Marzo 2014 07:22

Nino Bracco Le mani della mafia nissena sugli appalti pubblici, molti dei quali banditi dal Consorzio Asi di Caltanissetta tra il 1999 e il 2004. Lo ha scoperto la Squadra Mobile di Caltanissetta che oggi ha notificato 7 mandati di arresto emessi dal Gip di Caltanissetta. I poliziotti della terza sezione criminalità organizzata hanno notificato i provvedimenti cautelari nei confronti del boss di Caltanissetta Angelo Palermo, 57 anni, dell'imprenditore nisseno Antonino Bracco, 65 anni, del disoccupato nisseno Giuseppe Rabbita, 42 anni, del gelese Armando D'Arma, 60 anni, del serradifalchese Salvatore Dario Di Francesco - 59 anni, ex dipendente del Consorzio Asi di Caltanissetta - dell'agricoltore vallelunghese Giovanni Privitera, 58 anni, e di Antonio Giovanni Maranto, 57 anni, di Polizzi Generosa. Gli ultimi Dario Di Francesco tre erano liberi e sono stati arrestati e trasferiti in carcere, gli altri erano detenuti per scontare condanne. Tutti quanti, secondo l'inchiesta della procura ribattezzata Colpo di Grazia, sono affiliati alla famiglia mafiosa del capoluogo e ai mandamenti di Gela e Vallelunga e rispondono di estorsione aggravata dai metodi mafiosi. In particolare gli inquirenti hanno accertato che gli appalti "attenzionati" da Cosa Nostra e ritenuti ghiotti sono stati complessivamente 8 e in particolare riguardano la realizzazione del depuratore all’ASI di Caltanissetta; il completamento della viabilità della zona ovest e della zona nord di c.da Calderaro; Armando D'Arma la realizzazione del museo archeologico di Santo Spirito; la realizzazione della chiesa di San Luca; la manutenzione straordinaria per la continuità e la sicurezza del transito mediante la sistemazione dei tratti saltuari da prog. 0 000 a prog. 3 000 – S.P. n. 64 “di Serrafichera”- Stazione di Vallelunga; il rifacimento della via Paladini; il rifacimento dell’impianto fognario di Santa Barbara. Non si tratta quindi soltanto di appalti gestiti dal Consorzio dell'area industriale nisseno, ma di opere pubbliche appaltate da altri enti come il Comune e la Soprintendenza nel caso del museo. Certamente un ruolo di gancio con i mafiosi era Dario Di Francesco, che in veste di dipendente dell'Asi organizzata summit negli uffici di contrada Peralta e - come ha spiegato il dirigente della Mobile - era lui che caption id="attachment_9901" align="alignleft" width="150" Antonio Maranto pilotava le buste da presentare, apportando a penna l'importo della cifra oltre il ribasso previsto per favorire l'impresa vicina alle cosche. Durante l'incontro con i cronisti, magistrati e poliziotti hanno specificato che in questo giro losco non emerge un ruolo del vertice politico dell'allora Asi, oggi Irsap. Oltre il pagamento del “pizzo”, ammontante al 2% dell’importo degli appalti aggiudicati, diversi degli episodi estorsivi contestati sono stati connotati dalla “imposizione” di forniture di mezzi e materiali il cui utile risulta costituito dai compensi delle prestazioni fornite in un regime tendenzialmente monopolistico dalle imprese favorite da Cosa Nostra nissena. caption id="attachment_9902" align="alignleft" width="150" Giuseppe Rabbita "Quasi tutti gli imprenditori lambiti dalle vicende estorsive hanno scelto un atteggiamento di chiusura, totale o parziale, in merito alle vicende riferite dai collaboratori di giustizia, che sono state, nella loro sostanza, negate o enormemente edulcorate nel loro reale svolgimento. Solo in alcuni casi, la totale apertura nei confronti della D.D.A., si è registrata a seguito di contestazioni in merito a dichiarazioni certamente reticenti e che avevano comportato l’iscrizione nel registro degli indagati per il reato di false informazioni a Pubblico Ministero - spiega la Polizia - . Sebbene la maggior parte degli imprenditori escussi abbia mantenuto un atteggiamento solo apparentemente collaborativo, puntando il dito contro soggetti la cui collaborazione con la giustizia è ormai nota e preferendo tacere la responsabilità di coloro che non risultano aver effettuato analoga scelta di caption id="attachment_9903" align="alignleft" width="150" Giovanni Privitera dissociazione dal sodalizio mafioso, va comunque sottolineato come, rispetto a quanto emerso in altri procedimenti, vi siano stati soggetti escussi che hanno offerto elementi indubbiamente apprezzabili ai fini investigativi".

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