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La lunga amicizia tra Vincenzo Consolo e Leonardo Sciascia nel libro di Salvatore Picone "Di zolfo e di spada"
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La lunga amicizia tra Vincenzo Consolo e Leonardo Sciascia nel libro di Salvatore Picone "Di zolfo e di spada"

Consolo, scomparso nel 2012, in questo libro ci appare anche con tutto il suo amaro pessimismo sulla realtà siciliana

Redazione
08 Giugno 2019 13:54

La lunga amicizia tra Vincenzo Consolo e Leonardo Sciascia nel libro di Salvatore Picone "Di zolfo e di spada" Da Caltanissetta a Racalmuto. Negli anni Sessanta il giovane scrittore Vincenzo Consolo da Sant'Agata di Militello va a trovare Leonardo Sciascia nella sua abitazione di Caltanissetta. Per poi spostarsi a Racalmuto, il paese natale dell’autore del “Giorno della civetta”. Da allora Consolo è tornato più volte nella Sicilia interna, la Sicilia delle zolfare, intensificando un forte rapporto di amicizia con Sciascia.Racconta questa lunga amicizia Vincenzo Consolo il libro di Salvatore Picone “Di zolfo e di spada. Conversazioni con Vincenzo Consolo intorno a Leonardo Sciascia”, edito dalla Casa editrice Sciascia di Caltanissetta. 
I ritorni di Vincenzo Consolo, l’autore di "Retablo", nei luoghi del suo amico Leonardo Sciascia. I ritorni nei luoghi impregnati di sale e di zolfo dello scrittore di Sant'Agata di Militello nella terra del maestro di Regalpetra. Quattro interviste realizzate tra la fine degli anni Novanta e i primi del Duemila e ora raccolte nel volumetto di 84 pagine che contiene le introduzioni di Gaetano Savatteri e Salvatore Ferlita e due ritratti fotografici, di Sciascia a Racalmuto e di Consolo alla Valle dei Templi di Agrigento, del fotografo agrigentino Angelo Pitrone. 
“Picone ha realizzato queste interviste – scrive Savatteri nell'introduzione – quando ormai Sciascia non c'era più. E appare sempre leggermente spaesato, al modo di quando torniamo in un luogo che abbiamo conosciuto bene e amato, ma che ora ci appare diverso e un po' estraneo”. “Sciascia è stato una sorta di Virgilio per me, perché mi ha fatto scoprire la realtà più alta della Sicilia”, dice Consolo a Picone ricordando gli anni Sessanta quando per la prima volta, dopo aver pubblicato La ferita dell'Aprile va a trovare Sciascia a Racalmuto. 
Ma Consolo, scomparso nel 2012, in questo libro ci appare anche con tutto il suo amaro pessimismo sulla realtà siciliana ed italiana, anticipando quasi di vent'anni, la realtà di oggi: “…i maghrebini arrivano da noi perché la Storia ormai ha questi segni: i mondi sviluppati attirano i mondi che sono stati lasciati ai margini, i cosiddetti mondi in via di sviluppo, e quindi per necessità arrivano da noi. Però noi abbiamo dimenticato quella che è la nostra Storia di emigrazione… Ci sono oggi segni inquietanti di opposizioni a questo sincretismo di civiltà e di cultura, ci sono opposizioni, barriere xenofobe. Questi sono dei segni molto brutti. Significa non aver capito la lezione della Storia che ha sempre proceduto attraverso scambi”. 
Vincenzo Consolo nel libro di Picone – 39 anni di Racalmuto, uno dei redattori del giornale “Malgrado tutto”, la piccola testata giornalistica amata da Sciascia – parla anche dell'Italia senza più voci di impegno civile, come Pasolini e lo stesso Sciascia, che usavano la penna come spada. “Questi dibattiti e queste polemiche si sono spente – risponde Consolo a Picone nell'intervista realizzata nell'ottobre del 2000 – Forse perché c'è una sorta di conformismo imperante che è un brutto segno, molto allarmante”. Aggiungendo, in un altro colloquio del 2001, di essere “melanconico e pessimista”. “Mi vengono in mente – dice Consolo – le parole di Carlo Levi, nel ’43, nelle ultime pagine del Cristo si è fermato a Eboli dove faceva una riflessione sul destino dell'Italia dopo la caduta del fascismo. Levi parlava della piccola borghesia italiana e dell'eterno fascismo italiano”.
Un libro di testimonianza e di riflessione. Conversazioni con Vincenzo Consolo intorno a Leonardo Sciascia, ai luoghi della sua memoria, alle sue pagine di riflessione e impegno civile.

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