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Incinta a 13 anni viene portata in comunità, ma il fidanzato 32enne non ci sta: "Nella nostra cultura è normale"
Cronaca
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Incinta a 13 anni viene portata in comunità, ma il fidanzato 32enne non ci sta: "Nella nostra cultura è normale"

La ragazzina fa parte di una famiglia di nomadi Sinti che si sposta tra il bassanese ed il cittadellese

Redazione
10 Ottobre 2019 17:17

Ha solo 13 anni, ma è già pronta a diventare mamma. Ricoverata in ospedale per controlli legati alla gravidanza è stata portata subito dai Servizi sociali in una struttura protetta. «Siamo Sinti e abbiamo delle regole diverse rispetto a voi - allarga le braccia il fidanzato 32enne - Nella nostra cultura rimanere incinta a quell’età è la normalità».

Intanto però i carabinieri sono stati informati della vicenda e sono in corso accurate verifiche. Succede a Cittadella, nell’Alta Padovana. La protagonista è un’adolescente che dovrebbe partorire un bambino il 16 novembre. La ragazzina fa parte di una famiglia di nomadi Sinti che si sposta tra il bassanese ed il cittadellese. Il caso è scoppiato dopo il ricovero della scorsa settimana all’ospedale della città murata per una serie di accertamenti clinici. Venerdì, però, le è stato imposto il trasferimento in una struttura protetta. I genitori e il fidanzato della futura mamma non ci stanno: «Questa azione sarebbe dovuta avvenire avvisando chi ha la potestà della ragazzina». Per ora non risultano provvedimenti del Tribunale dei Minori, né altre disposizioni particolari delle forze dell’ordine, ma il fidanzato è un fiume in piena: «So che può sembrare una cosa strana - racconta - ma noi siamo Sinti ed abbiamo delle regole differenti. Io e lei ci vogliamo bene, non c’è stata nessuna costrizione, nessuna violenza. Alla mia fidanzata non manca nulla. Me l’hanno portata via e soprattutto l’hanno portata via ai genitori senza dire nulla». La ragazzina era stata trattenuta per delle visite in ospedale a fine settembre, poi si era allontanata dalla struttura volontariamente ma i familiari l’avevano riportata in reparto proprio per la necessità dei controlli. Venerdì scorso dalla struttura ospedaliera è stata spostata in una sede protetta. «Io le voglio bene, non le ho mai fatto mancare nulla, sono una persona premurosa - ribadisce il trentaduenne - questo bambino lo abbiamo voluto, non c’è stata assolutamente nessuna costrizione. Lei non è abituata a stare chiusa dentro una stanza. Noi viviamo spostandoci, chissà cosa le staranno dicendo di noi». (Michelangelo Cecchetto, Ilmattino.it)

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