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Il Sant'Elia di Caltanissetta diventa centro di formazione nazionale per gli accessi vascolari
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Il Sant'Elia di Caltanissetta diventa centro di formazione nazionale per gli accessi vascolari

L'anestesista Rita D'Ippolito: "Fondamentale rispettare il patrimonio venoso dei pazienti e migliorarne la qualità della vita"

Rita Cinardi
21 Giugno 2019 18:27

Si è svolto all'ospedale Sant'Elia il corso teorico-pratico sull'impianto e la gestione degli accessi venosi con metodo Ecg e navigazione. Il corso, rivolto a medici e infermieri, è stato tenuto dalla responsabile del Vascular Team del reparto di Rianimazione dell'ospedale Sant'Elia Rita D'Ippolito. Dopo le prime ore dedicate alla teoria, i corsisti hanno messo in pratica quanto appreso durante il corso, in sala operatoria e all'interno del reparto di Rianimazione diretto da Giancarlo Foresta. Un corso di grande prestigio visto che l'ospedale Sant'Elia è stato riconosciuto come centro di formazione di livello nazionale. "Da un'anno a questa parte - spiega l'anestesista Rita D'Ippolito - siamo stati identificati come centro di formazione per gli accessi vascolari. Mi riferisco a tutti i tipi di accessi vascolari, dai Port, ai Picc, ai Midline, qualsiasi device di cui possono aver bisogno i nostri pazienti oncologici e non solo. Circa un anno fa ho partecipato al congresso nazionale del SIAARTI (Società Italiana di Anestesia Analgesia Rianimazione e Terapia Intensiva, ndr) e da allora faccio parte del loro gruppo di studio per quanto riguarda gli accessi vascolari e quindi il nostro centro è stato riconosciuto come centro di riferimento nazionale per la formazione del personale. Si tratta di corsi teorico-pratici a numero chiuso, cui può prendere parte un massimo di dieci discenti che possono essere seguiti accuratamente da tutto il team che è composto da me, il dottore Salvino Asaro e la dottoressa Maria Carmela Lunetta, e gli infermieri Pio Alcamisi (del direttivo IVAS), Salvatore D'Alma, Rosario Ferro, Angelo Di Stefano, il tutto coordinato dal direttore del reparto Giancarlo Foresta. Nel corso della prima giornata siamo stati impegnati nelle relazioni, durante la seconda giornata siamo stati invece in sala operatoria per mettere in pratica quanto detto, quindi con l'impianto dei port toracici, dei cateteri semplici e dei Picc. Corsi che saranno fatti periodicamente visto che ormai siamo identificati come centro di formazione nazionale". Circa 300 gli accessi vascolari impiantati in un anno con un netto miglioramento della qualità della vita di molti pazienti oncologici. "La qualità della vita del paziente - afferma la dottoressa D'Ippolito - è cambiata in senso assolutamente positivo. Intanto si tratta di un accesso sicuro, perché somministrando farmaci chemioterapici si evita che vadano fuori vena. Inoltre spesso trattiamo pazienti giovani che hanno necessità di continuare la loro vita normale, quindi andare al mare, in piscina, e possono finalmente farlo con device poco visibili. Per questo utilizziamo i port toracici o i picc port che comportano una piccola cicatrice nel braccio. Il paziente così può mantenere la sua privacy, avere una qualità di vita accettabile e risparmiare il proprio patrimonio venoso". 

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