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"Il mio capo vuole la tangente", ma era un bluff. Nisseno risarcirà 10mila euro a ex dirigente Genio Civile
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"Il mio capo vuole la tangente", ma era un bluff. Nisseno risarcirà 10mila euro a ex dirigente Genio Civile

Era stato tirato in ballo, e pure inquisito, per una mazzetta mai chiesta né intascata. La parabola discendente di Antonio Castiglione, ex dirigente d...

Redazione
30 Ottobre 2013 17:19

Era stato tirato in ballo, e pure inquisito, per una mazzetta mai chiesta né intascata. La parabola discendente di Antonio Castiglione, ex dirigente del Genio Civile di Caltanissetta e oggi all'Urega di Ragusa, era iniziata quando il collega Santo Giusti - responsabile di un settore dello stesso ente - pretese una tangente dai responsabili della "Safab Srl" per ottenere un parere vincolante sulla costruzione della rete irrigua della Diga Disueri. E ritenendo che l¿acconto dei 20mila euro sui 100mila pretesi fosse insufficiente per sé, Giusti alzò il prezzo della posta sostenendo che il grosso della cifra doveva andare al suo superiore, Castiglione. Ma Giusti bluffava. Eppure Castiglione fu arrestato, scarcerato, assolto e anche indennizzato per l'ingiusta carcerazione subita. Giusti, che prima millantò e poi lo discolpò, adesso è stato condannato a risarcire 10mila euro all'ingegnere Castiglione per i danni subiti su più fronti: su tutti la galera, la reputazione umana e la carriera professionale. Così ha sentenziato il giudice civile Gaetano Sole, accettando l'azione risarcitoria proposta dall'ex dirigente del Genio civile nisseno assistito dall'avvocato Osvaldo Limuti, che però aveva chiesto un risarcimento superiore stimato in 196.700 euro come danni economico-patrimoniali e 250mila euro come danni non patrimoniali. Sentenza che il difensore intende appellare, ritenendo non congruo il risarcimento. Il Tribunale inoltre ha condannato Giusti (difeso dall'avvocato Roberto Natoli) a risarcire 1.500 euro di spese processuali. S'è chiusa con questo verdetto un¿altra appendice giudiziaria nata dall'inchiesta "Genius" che nell'agosto 2009 mandò in carcere Castiglione, Giusti - tuttora imputato in appello dopo la condanna a 1 anno e 8 mesi per corruzione - i fratelli Luigi e Ferdinando Masciotta, amministratori della ditta pure loro di recente condannati e due dipendenti. Il nome di Antonio Castiglione spuntò in una intercettazione, pur non essendo mai stato presente a nessun incontro con i responsabili dell¿azienda. "Ci resto a mani vuote io, ce li devo dare tutti. Cioè praticamente ci perdo io... ", disse Giusti facendo intendere che anche il suo dirigente avrebbe preso la somma. Ma fu Giusti, dopo l'arresto, a scagionare il suo capo sostenendo che quel pressing era legato per ricevere più soldi. Ora Antonio Castiglione, riconosciuto estraneo dal giro di corruzione, ha ottenuto un risarcimento per essere stato ingiustamente accusato.

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