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Il centro antiviolenze "Lia Pipitone" da oggi è realtà. "Ora una rete per difendere chi ha bisogno"
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Il centro antiviolenze "Lia Pipitone" da oggi è realtà. "Ora una rete per difendere chi ha bisogno"

E' stato battezzato oggi pomeriggio, alla presenza di un folto pubblico che ha riempito l’auditorium della Parrocchia San Pietro di Caltanissetta, il ...

Redazione
04 Ottobre 2013 17:16

E' stato battezzato oggi pomeriggio, alla presenza di un folto pubblico che ha riempito l’auditorium della Parrocchia San Pietro di Caltanissetta, il Centro di Prevenzione, Ascolto e Lotta alla Violenza “Lia Pipitone”, che sarà curato dall’associazione “Il giardino delle Idee”, di cui è presidente Alice Garofalo, che ha firmato un protocollo d’intesa con Millecolori ONLUS di Palermo, partecipando così alla realizzazione della Rete Regionale dei Centri Antiviolenza intitolata a Lia Pipitone. Alla presentazione sono intervenuti il presidente dell’associazione Alice Garofalo, psicologa, Piero Cavaleri, psicologo e psicoterapeuta, Adriana Argento, responsabile della Rete Regionale Centri Antiviolenza “Lia Pipitone” e responsabile del Centro di Palermo (Associazione Millecolori onlus), Antonio Ferrante in qualità di direttore del Comitato Scientifico della Rete Regionale Centri Antiviolenza “Lia Pipitone”, Alessio Cordaro, figlio di Lia Pipitone e co-autore del libro “Se muoio, sopravvivimi”. Lia Pipitone, lo ricordiamo, era la figlia del boss dell’Arenella che ne commissionò l’omicidio per le insistenti voci di una relazione extraconiugale, circostanza che violava i codici di cosa nostra. “Quello di Caltanissetta – dice il presidente dell’associazione “Il Giardino delle Idee”, Alice Garofalo - sarà un centro di prevenzione, ascolto e lotta alla violenza, nato dall’idea partita dall’associazionee Millecolori Onlus di Palermo con i centri intitolati a Lia Pipitone per creare a livello regionale una rete affinché gli stessi centri operino tutti con le medesime finalità e procedure e riescano a coordinarsi tra di loro. In particolare, il centro di Caltanissetta ha come finalità la creazione sia di uno sportello di ascolto con consulenza psicologica e legale nei casi di violenza conclamata sia anche di prevenire i fenomeni di violenza in generale, compreso il bullismo, con attività di prevenzione e sensibilizzazione a livello locale con seminari, convegni, iniziative varie, anche a livello scolastico con progetti di prevenzione che stiamo predisponendo per entrare in collaborazione con le scuole del territorio”. A curare le attività dello sportello sarà una équipe di cui faranno parte diverse figure professionali, psicologi assistenti sociali, psicoterapeuti, che svolgeranno il loro lavoro a titolo gratuito. “La nostra attività sarà assolutamente svolta come volontariato – aggiunge il presidente Alice Garofalo - perché non abbiamo fondi né contributi e lo stesso sportello verrà avviato in alcuni locali della parrocchia San Pietro grazie alla disponibilità del parroco padre Giuseppe Tumminelli, che ce ne ha concesso l’uso. Speriamo adesso di poter creare una rete anche a livello locale, mettendoci in rapporto con le associazioni presenti sul territorio e con le istituzioni, alle quali rivolgiamo fin da ora il nostro invito alla collaborazione”. Importante la rete regionale alla quale lo sportello nisseno ha aderito. "La rete nasce per cercare di azzerare le differenze tra territori diversi – spiega Adriana Argento - per avere un lavoro omogeneo e garantire all’utenza l’unicità di un servizio territoriale strutturato. Abbiamo già firmato protocolli d’intesa con associazioni di Messina, Siracusa, Ragusa, Erice, Morreale, Caltagirone e ora anche Caltanissetta e questo ci spinge a lavorare sempre meglio". Sottolineato come “non esiste oggi un osservatorio regionale sulla violenza e la Rete, avendo poli strutturati sul territorio, potrà fare raccolta di dati non solo appoggiandosi alla cronaca giornalistica, come accade oggi, ma sulla scorta delle denunce reali”. “Voglio precisare – dice ancora la responsabile regionale Argento – che non parliamo solo di femminicidio ma di ogni genere di violenza, dallo stalking al bullismo al mobbing, e per questo vorremmo entrare in rete con comuni, questure e prefetture per raccogliere dati ufficiali, da utilizzare poi, visto che la rete si occuperà anche di prevenzione e sensibilizzazione sul fenomeno, anche a trasmetterli nei corsi di formazione e prevenzione per avere un quadro dettagliato della situazione. I Centri, legati da un coordinamento e da una univocità di metodo, danno la possibilità di avere risposte immediate a quella che è la problematica di ciascuno proprio per evitare che si arrivi al permanere del soggetto vittima di violenza all’interno della casa e per poterlo poi fare uscire con un sostegno legale e psicologico dall’ambiente in cui subisce le stesse violenze”.

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