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I "dimenticati di Stato": quei 46 nisseni uccisi dai nazisti e "scomparsi". Uno storico ha scovato le loro tombe all’estero
Cronaca
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I "dimenticati di Stato": quei 46 nisseni uccisi dai nazisti e "scomparsi". Uno storico ha scovato le loro tombe all’estero

In provincia di Caltanissetta sono 46, di San Cataldo come di Gela, di Caltanissetta come di Riesi, di Serradifalco come di Santa Caterina, e sono tut...

Redazione
04 Novembre 2013 10:24

In provincia di Caltanissetta sono 46, di San Cataldo come di Gela, di Caltanissetta come di Riesi, di Serradifalco come di Santa Caterina, e sono tutti inseriti tra i cosiddetti “Dimenticati di Stato”, la lista messa a punto da Roberto Zamboni, un ricercatore volontario veronese che ha elaborato un elenco di caduti, militari e civili che nella Seconda guerra mondiale furono deportati, vessati e uccisi nei campi di concentramento nazisti. Si tratta di militari e civili fatti prigionieri dai tedeschi dopo l'armistizio di Cassibile del settembre 1943 e deportati in Germania, Austria e Polonia. Tra il settembre 1943 e il maggio 1945, oltre 70.000 italiani persero la vita nei campi di concentramento o d'internamento militare dislocati nei territori del Terzo Reich. Solo una modesta parte di questi ebbe tuttavia il privilegio di una degna sepoltura, tutti gli altri finirono nei forni crematori o in fosse comuni. Tutta gente finita nell'oblio della storia. Un oblio da quale è tuttavia riuscito a farli uscire Roberto Zamboni. Dal 1994 il ricercatore volontario veronese ha portato avanti una ricerca -studio “per dovere di cronaca e per pietà nei confronti di chi ha perso un congiunto in prigionia o per motivi di guerra e non ha più saputo nulla sulla sorte del proprio parente”. Un’opera tanto incredibile quanto meritoria, quella portata avanti in tutti questi anni da Roberto Zamboni che ha raccolto i dati di quei caduti (militari e civili), morti in Germania e Polonia in prigionia o per motivi di guerra. Militari e civili che furono sepolti nei cimiteri militari italiani in Germania, Austria e Polonia tramite il Commissariato Generale per le Onoranze ai Caduti in Guerra (OnorCaduti - Ministero della Difesa), ente preposto alla ricerca ed alla sistemazione delle loro Spoglie. Secondo Zamboni, nel dopoguerra OnorCaduti purtroppo non riuscì ad informare tutti i familiari dell'avvenuta inumazione dei loro cari, con la conseguenza che migliaia di famiglie italiane non hanno avuto la possibilità di avere almeno una tomba su cui piangere i loro cari morti nei campi di prigionia tedeschi. La sua ricerca ha pertanto come scopo finale quello di far conoscere ai parenti di questi poveri sventurati le località di sepoltura dei loro cari. A questo proposito dal 2009 Zamboni ha iniziato a catalogare, riscontrare e verificare gli elenchi in suo possesso per renderli pubblici. La molla che lo ha spinto ad avviare questa sua ricerca a livello nazionale è stata di conoscere una volta per tutte la sorte di suo zio Luciano, morto in guerra in Germania e che in famiglia si diceva fosse disperso. La sua ricerca dimostrò il contrario: Luciano era morto ed era stato seppellito in uno dei cimiteri militari tedeschi. Alla fine la famiglia Zamboni riuscì a riportare in patria le spoglie mortali del proprio caro. E’ stato allora che il ricercatore veronese ha raccolto i dati dei Caduti (militari e civili), internati o deportati nei campi nazisti e che, alla fine del loro calvario, sono stati sepolti in Austria, Germania e Polonia grazie al Commissariato Generale per le Onoranze ai Caduti in Guerra del Ministero della Difesa (Onorcaduti). Lo studio si è con il tempo sviluppato e dilatato a livello nazionale in una vera e propria ricerca su fatti e circostanze poco note agli studiosi e del tutto sconosciute alla quasi totalità dei parenti di questi Caduti. Roberto Zamboni ha messo a punto la lista che, dalla fine della Seconda Guerra mondiale, è il primo elenco, suddiviso per regioni, provincie e Comuni, comprendente ben 16 mila nominativi riguardanti i nostri connazionali deceduti in prigionia o per cause di guerra, sepolti in Austria, Germania e Polonia, che sia mai stato reso pubblico in forma integrale. In questa lista ci sono anche 46 tra civili e militari della Provincia di Caltanissetta che morirono in Germania nei campi di prigionia e che sono riemersi dalle nebbie di un passato tragico che sembrava averli avvolti nell’oblio per sempre. Ovviamente, in tutta Italia sono stati già diversi i privati cittadini o i Comuni che, una volta venuti a conoscenza di questi elenchi, hanno provveduto di tasca propria a riportare a casa le spoglie mortali dei propri cari. Tanti altri, cittadini privati e Comuni, non hanno invece potuto farlo. A quanto sembra, e questa è l’assurdità maggiore in questa vicenda, i congiunti o i Comuni dovrebbero essere loro a provvedere alle spese necessarie per la riesumazione e il trasporto delle salme dalla Germania in Italia. Di recente, tuttavia, Roberto Zamboni ha presentato una petizione al Parlamento europeo per il rimpatrio dei Caduti sepolti nei cimiteri militari con spese a carico dello Stato italiano. Il 9 ottobre scorso, poi, è stata presentata un’altra petizione alla Camera dei deputati al fine di addebitare allo Stato Italiano le spese di riesumazione e rimpatrio delle salme dei caduti nei campi di prigionia tedeschi. Secondo Zamboni ciò dovrà avvenire tramite il Commissariato Generale per le Onoranze ai Caduti in Guerra (Onorcaduti - Ministero della Difesa), coadiuvato dai consolati generali d'Italia all'estero" pagando tutte le spese riguardanti le riesumazioni e i rimpatri dei caduti. Infine, di recente il ricercatore veronese ha inviato lettere ai Comuni che figurano tra quelli di nascita dei caduti civili e militari nei campi di prigionia tedeschi. Una iniziativa a 360 gradi per fare in modo che questi sventurati, grazie all’eventuale meritoria opera delle amministrazioni comunali locali, possano tornare nella propria terra strappandoli dall’oblio.

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